3.7 milioni di pensionati saranno rimborsati, gli esclusi, circa 670mila. Il tetto che il governo ha individuato, pena la neutralizzazione degli effetti Consulta, è di 3.200 euro lordi al mese. Per ciò che concerne le annualità 2012-2013 (periodo del decreto “Salva Italia” di Monti) arriverà il “bonus Poletti” (Renzi dixit) a partire dal 1° Agosto 2015 (nuova data universale per il pagamento delle pensioni).
750 euro esentasse per i pensionati da 1.700 euro lordi al mese, 450 euro a quelli da 2.200 euro lordi mensili e 278 euro ai quiescenti da 2.700 euro.
Inoltre, vi sarà un recupero delle indicizzazioni di 180 euro annui, praticamente 15 euro mensili. (Anche questa soglia è a scalare, si riduce mentre si raggiunge il “tetto”).
Vi saranno sicuramente perplessità e anche ricorsi in merito a queste decisioni. Innanzitutto la perdita di potere d’acquisto non dovrebbe essere legata al reddito, l’inflazione è una tassa iniqua che deturpa lo status quo, non è nuova ricchezza ma preservazione della capacità di spesa acquisita nel tempo; Poi, ovviamente, v’è un serio problema di semantica, di manipolazione demagogica del vocabolario.
Perché chiamare “bonus” un rimborso, peraltro parziale, di un maltolto ingiusto ai pensionati? Un po’ cosa successe già con gli “80euro”, un semplice sconto IRPEF sulle vostre imposte, non una riduzione del cuneo fiscale. Le abilità comunicative del premier sono infingarde, è riuscito a trasformare una bocciatura contabile, in una occasione per lanciare spot elettorali in vista delle Regionali.
Su 18 miliardi di euro decurtati a partire dal 2012, ne verranno restituiti 2. I sindacati denunciano uno scarno “gettone” che va dal 4% al 25% del dovuto, spiccioli insomma.
Se Matteo Renzi avesse restituito tutto, con un ulteriore regalo per i nostri anziani, avremmo parlato di rimborso più bonus di scuse. Invece continuiamo a rincorrere le inezie, in un Paese a secco per cui ogni goccia, disseta.
Twitter @andrewlorusso











