Sarà probabilmente un caso ma, all’improvviso, a Bari, si parla sempre più speso di cinema. Così dopo le polemiche per il Kursaal e per l’Armenise, storiche strutture chiuse per motivi diversi, ci ritroviamo oggi ad assistere alla piacevole “rinascita” del Cinema Teatro Royal.
In un settore, quello culturale, dove sempre meno imprenditori investono o, come per il caso Armenise dove l’imprenditore disinveste perchè l’impresa non è più sostenibile, la società di produzione e distribuzione cinematografica Anchecinema srl decide di riqualificare e ristrutturare con fondi privati il cine-teatro “Royal” di Bari (già cinema dei ferrovieri dal 1935 n.d.r.), fermo già da un po’ per un contenzioso fra vecchi gestori e proprietari, rendendolo laboratorio culturale artistico e formativo in collaborazione anche con associazioni in ambito culturale e sociale.
L’iniziativa sembra quasi una risposta a quanti chiedono un intervento sul cinema Armenise. Potrebbe essere da stimolo ai comitati che sostengono e difendono la presenza del cinema nel quartier Carrassi e ad eventuali operatori culturali e imprenditori indicando loro una via.
Andrea Costantino, amministratore della società, si occuperà della direzione organizzativa e culturale del progetto insieme a Ebe Guerra, avvocato e presidente del Centro Studi Diritto dello Spettacolo. Con lui ho passato una piacevole oretta tra le mura di una cinema che è stato a lungo rifermento per i baresi. Un tour in anteprima della struttura ormai quasi ultimata.
Come cambia il Royal
Le novità iniziano sin dall’ingresso che, non sarà più da Corso Italia all’inizio del sottovia, bensì dall’area interna alla ferrovia. Si potrà quindi accedere dall’autoparco comunale di Corso Italia, angolo via Manzoni, oppure direttamente dalla Stazione.
Il giro inizia con un area di quel cinema che non avevo mai visto prima: le ex uscite di emergenza della sala, diventano uno spazio espositivo da 80mq per fotografie e piccole mostre, poi un’area esterna da 200 metriquadri che per fine marzo sarà pronta ad accogliere un ristorante nel verde. Una roulotte che preparerà street food di qualità e si affiancherà al bar/tavola calda già presente all’interno.
Arriviamo a quello che è il cuore pulsante della struttura, la sala. Con i suoi 454 posti a sedere in sala (di cui 39 carrozzine per diversamente abili su pedana autorizzata dai Vigili del fuoco), un palcoscenico da 135 mq servito di graticcia e luci, uno schermo cinematografico da 10 metri e un proiettore cinematografico 4K è, ovviamente, l’area più grande dell’Anche Cinema Royal, questo il nuovo nome, che ovviamente ospiterà ancora proiezione di film, spettacoli e altre attività.
La pedana per disabili è lì, sul fondo della sala, ben in vista, come mai questa attenzione per i portatori di handicap?
“La pedana per disabili e accompagnatori è certamente una novità a livello nazionale, che riconosce, finalmente, ai diversamente abili una “visibilità” pari ai normodotati. Stiamo dialogando con diverse associazioni maggiormente rappresentative dei portatori di handicap e presenteremo a Roma l’iniziativa. Vogliamo proporre al Ministro competente una norma che possa incidere a tal proposito sulla Legge del Cinema, attualmente in lavorazione”.
Oltre alla sala, la struttura offre un altro spazio, in quello che era il vecchio ingresso e che oggi, invece, si presenta come sala per riunioni o eventi più ristretti e come area destinata ai bambini dove i genitori potranno lasciare i propri figli con educatori e godersi lo spettacolo.
Ma il nuovo progetto di Anchecinema non è circoscritto a questo. La novità dirompente, per una città culturalmente sopita è oltre che negli spazi, nel modello economico su cui si basa, nella proposta culturale “aperta” che offre al proprio pubblico. Insomma, non solo cinema, o più in generale cultura ma, anche aggregazione e confronto.
Il progetto
“Sarà una direzione svolta con grande apertura verso l’esterno – racconta lo stesso amministratore durante la visita -, verso tutte le realtà culturali di diverso profilo dell’area metropolitana e che rivolgerà le attività soprattutto a famiglie che avranno la possibilità di trovare uno spettacolo, l’intrattenimento bimbi e la possibilità di pranzare o cenare all’interno della stessa struttura”.
La curiosità mi spinge a chiedere maggiori dettagli su questo modello di direzione decisamente innovativo ed intrigante. La programmazione dell’attività culturale, infatti, non prevede un cartellone di attività e spettacoli per tutta la stagione ne ovviamente la proiezione dei film presenti nel tradizionale circuito, o almeno, non in contemporanea.
“Vogliamo creare una rete culturale. Crediamo nel confronto delle idee e dei diversi profili culturali. Ci avvarremo di contributi esterni, singoli proponenti potranno candidare una propria idea o attività e si vedranno affidata la direzione artistica del proprio progetto. Un modello partecipato da parte del pubblico e di associazioni, chiamate a sperimentare una forma innovativa di fruizione dei contenuti culturali e della offerta di arte ed intrattenimento. Così vogliamo stimolare le contaminazioni culturali tra ambiti diversi”.
Quindi, il nuovo Royal sarà un contenitore multiculturale e multidisciplinare ma, con particolare attenzione a cinema e teatro. Ma a pochi passi di qui c’è un multisala, quale politica adotterete per i film?
“Per me è non è normale che tutti i film costino 7 euro – afferma Costantino. Non posso pensare che il pubblico accetti di vedere la mia opera prima allo stesso prezzo di un film di Spielberg. Sarà quindi possibile vedere un film magari perso nei circuiti tradizionali qualche settimana prima, piuttosto che un film di nicchia o di artisti emergenti e passare un sabato diverso. Magari fermarsi a mangiare qualcosa e stare tranquilli che i propri figli giochino sicuri nella stanza vicina. Poi vorremmo fare anche una programmazione di servizio pubblico, proiettare film prodotti o finanziati con fondi pubblici che neanche entrano in distribuzione”.
Dar voce al pubblico, promuovere la effettiva partecipazione e fruizione dei contenuti culturali secondo i propri “desiderata”, il proprio fabbisogno culturale e al tempo stesso confrontarsi con altri gusti, altre realtà, il tutto con prezzi accessibili, che in un periodo di ristrettezze economiche non guasta, è certamente un esperimento che vale la pena provare e incoraggiare.












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