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I ribelli degli stadi: Pierluigi Spagnolo racconta il mondo ultras

Una dettagliata ricostruzione storica, ma anche sociologica, del multiforme movimento ultrà del Belpaese, ricca di immagini e di richiami ad altre opere editoriali che, nei decenni, con alterni risultati, hanno approfondito e sviscerato il tema.

I ribelli degli stadi di Pierluigi Spagnolo, Odoya 2017

Il dodicesimo uomo in campo. A prescindere da ogni facile retorica, gli ultras, i tifosi più appassionati di una squadra di calcio, riescono spesso a creare un’impareggiabile e coinvolgente atmosfera che supporta i propri beniamini, fornendo quella marcia in più necessaria per conquistare risultati positivi. Cori, colori, coreografie fanno da cornice alle partite di calcio, rendendole, senza tema di smentita, maggiormente appassionanti. Ma, come in ogni realtà,  vi è il rovescio della medaglia. Purtroppo, troppo spesso le cronache sportive si sono tramutate in cronaca nera a seguito di incidenti, feriti, morti. Già, c’è chi ci ha pure lasciato la pelle per una partita di calcio. Illogico,  aberrante,  inconcepibile.  Un mondo controverso, quello degli ultras, da sempre guardato con diffidenza da molti, con pregiudizio da altri.

I ribelli degli stadi

Con ancora in tasca la tessera degli Ultras del Bari, che conserva gelosamente, il giornalista Pierluigi Spagnolo propone uno spaccato, veritiero e mai banale, delle curve italiane nel libro “I ribelli degli stadi”, pubblicato dalla casa editrice Odoya. Una dettagliata ricostruzione storica, ma anche sociologica, del multiforme movimento ultrà del Belpaese, ricca di immagini e di richiami ad altre opere editoriali che, nei decenni, con alterni risultati, hanno approfondito e sviscerato il tema.

Avendo vissuto in prima persona le sensazioni e le emozioni che il tifo regala, l’autore presenta un prodotto editoriale di assoluto valore, una preziosa testimonianza di un universo che dopo i fasti del recente passato ha conosciuto negli ultimi anni un evidente declino, soprattutto a causa di misure repressive divenute,  probabilmente,  necessarie per bloccare pericolose e non più accettabili derive. Un movimento che, in alcuni casi, paga per colpe da attribuire a pochi facinorosi se rapportati alla massa che tifa in maniera sana e civile.

Il libro, con la prefazione di Enrico Brizzi, prende le mosse dagli albori del fenomeno, descrivendo la nascita e la crescita dei gruppi organizzati più noti del panorama ultrà nostrano. Spagnolo, quindi, rivive gli anni d’oro del tifo italico, collocabili nei decenni Settanta e, soprattutto, Ottanta del secolo scorso. Con l’arrivo delle TV a pagamento, quindi negli anni Novanta, il calcio diventa sempre più sport da salotto, con gli spalti degli stadi che, se non in poche occasioni,  cominciano a svuotarsi sempre più.  Un calcio diverso, diventato business allo stato puro,  che i più appassionati contestano e non condividono.  Intanto la repressione si fa sempre più dura, nel nuovo secolo si sciolgono gruppi che hanno davvero fatto la storia del tifo organizzato italiano. Sino a giungere ai nostri giorni, con i nuovi ultras alla difficile ricerca dell’identità perduta.  In un calcio che, numeri alla mano, piace sempre meno.

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