I pesi nello scacchiere del centro-destra, le pedine, si sono mosse, senza però che arrivasse quel matto scacco che potesse proiettare in una posizione di vera alternativa di governo i moderati contro Matteo Renzi.
L’ennesimo funerale politico di Silvio Berlusconi è stato rinviato, anche se appare sempre più vicino. Il partito è sceso ancora di più ai suoi minimi storici, senza tuttavia sparire del tutto ed il risultato in Puglia è il cuore della resistenza azzurra, Raffaele Fitto che doveva asfaltare FI rendendola ininfluente, ha preso di meno in termini percentuali e di voti assoluti dei suoi ex compagni di viaggio.
Anche Flavio Tosi in Veneto, ennesima “variabile pazza” di queste regionali non ha sfondato, anzi, chiunque è stato detronizzato d’ogni ambizione dall’indiscusso Luca Zaia, governatore uscente in grande spolvero, unico ad avere superato il 50% dei consensi fra le sette Regioni alle urne.
E veniamo a Matteo Salvini, vero vincitore comunque si voglia guardare questo dato elettorale. Ha guadagnato voti in termini assoluti e ha rosicchiato ovunque, probabilmente anche nell’astensionismo. Ha ingrassato di numeri le sue percentuali al Nord ed al Centro, con il caso Umbria ad esempio ove la Lega Nord è cresciuta del 1.499,1% (impressionante solo scriverlo) rispetto alle Politiche ’13.
Numeri che gli hanno permesso, nella media delle 7 regioni di battere Forza Italia ed attestarsi al primo posto con una mediana del 13% (FI 10.7%). L’unica grande spina nel fianco resta il Sud, con la Campania in cui la lista “Noi con Salvini” non è pervenuta e la Puglia, ove 40mila voti non sono niente male in pochissimi mesi e senza struttura, però quel 2.31% non è bastato a consolidare la leadership nazionale di Salvini. Ed è qui, nel Meridione, il tallone d’achille dove deve battere incessantemente per poter consacrarsi definitivamente leader indiscusso della coalizione.
Il 5-2 finale, ha dato un po’ di fiato, dimostrando che la gioiosa macchina da guerra (Occhetto dixit) renziana non è imbattibile. E il Partito Democratico ha pagato un anno di governo in cui non è stato incisivo né a sinistra né al centro, scontentando un po’ tutti e scendendo di media al 22% contro il mostruoso 40% delle europee.
Tuttavia, la tenuta di Forza Italia rallenterà ancora il rinnovamento totale della classe dirigente. E’ un lento stillicidio che condanna all’attesa chi si aspettava finalmente dalle macerie di potere ricostruire. L’unica domanda da farsi oggi è se, la ruspa, passerà prima sui campi Rom o sul Cavaliere.
Twitter @andrewlorusso











