Dal Castello Normanno Svevo alla Basilica di San Nicola, un lungo cammino per rievocare la traslazione delle ossa del Santo, affidato alla sapiente regia di Sergio Rubino, uno dei figli più illustri della Terra di Bari nel campo cinematografico. Non sono bastate, però, le novità delle luci spente lungo il tragitto, l’assenza di transenne e la presenza di diverse comunità che nel mondo venerano Nicola da Myra a far esprimere un giudizio positivo alla maggior parte del pubblico barese. In molti hanno lamentato la freddezza del corteo, in gran parte silenzioso, e la scarsa visibilità delle affidata solo alle fiaccole. Così il blackout, fortemente voluto dal regista per ribadire una dimensione temporale e restituire centralità ai figuranti, ha avuto l’effetto opposto non consentendo di ammirare gli abiti dei 280 figuranti in costume medievale, realizzati dal costumista Luigi Spezzacatene, aiutato dalle studentesse e gli studenti dell’istituto Santarella. In coda al corteo una settantina di fedeli in abiti folcloristici e più contemporanei provenienti dalle sono i rappresentanti da diverse comunità come quelle ucraine, russe, bulgare, romene, armene, eritree ed etiopi, accomunati nelle devozione nicolaiana.
“Sfilano così diversi volti di Nicola, per restituire l’immagine tangibile di come si tratti di un santo di tutti”, ha rimarcato Sergio Rubini a margine del corteo, i più tradizionalisti però, hanno sentito la mancanza di cavalli, trombe e sbandieratori.
Lo spettacolo andato in scena poi sul sagrato della Basilica, dove si poteva realmente apprezzare la mano del regista, è stato in realtà ammirato da pochi fortunati che sono riusciti ad accaparrarsi un posto e chi invece ha assistito al corteo lungo il percorso non si è neanche fermato davanti ad uno dei maxi schermi a vedere forse la cosa più pregevole della serata.











