Due comportamenti diversi nei confronti della stessa azienda in Friuli ed in Puglia? Se lo chiede Michele Bordo, il deputato del Pd presidente della Commissione Politiche UE della Camera, che giudica “inaccettabile una simile strategia da parte dell’azienda, se è vero che la finanziaria della Regione Friuli Venezia Giulia ha sottoscritto l’aumento di capitale per salvare l’impianto di San Giorgio, significa che il Gruppo Sangalli considera sempre più concretamente l’ipotesi di chiudere lo stabilimento di Manfredonia-Monte Sant’Angelo”.
“Non si può tollerare – continua Bordo – una così evidente discriminazione tra lavoratori dello stesso gruppo e territori dello stesso Paese.
A questo punto credo sia necessario che il governatore pugliese Nichi Vendola interloquisca direttamente con la presidente del Friuli Debora Serracchiani per concordare una linea comune al fine di favorire una soluzione che salvaguardi i diritti di tutti i lavoratori del Gruppo.
Così come sarebbe necessario che il tavolo di crisi convocato al MISE nei prossimi giorni, al fine di giungere a decisioni più concrete e fruttuose, venga condotto direttamente da un esponente del Governo.
“Il Gruppo Sangalli si è insediato nell’area di Manfredonia–Monte S. Angelo beneficiando di una consistente quantità di contributi pubblici e del sostegno istituzionale e sociale – conclude Michele Bordo – Ora non può pensare di mollare tutto e licenziare i lavoratori perché la reazione del territorio sarebbe fortissima”.
Già, perché la storia della Sangalli Vetro Manfredonia ha avuto inizio nel 2002, quando ha aperto lo stabilimento sipontino, grazie a un programma di investimento di 98 milioni di euro, previsto da un accordo chiamato “contratto d’area”: l’intesa, garantita dal ministero dello Sviluppo Economico, prevedeva un contributo pubblico di 70 milioni.
Così la Sangalli, azienda già affermata e attiva nel Triveneto, è arrivata a produrre in Puglia circa 600 tonnellate al giorno di vetro, fino alla conquista del 35% del mercato italiano di settore. L’impresa dà lavoro a circa 200 operai, cui bisogna aggiungere altri 200 lavoratori dell’indotto. Ma dopo 15 anni di attività, il forno fusorio dell’impianto ha esaurito il ciclo di vita naturale di una struttura del genere. A novembre, l’azienda ha annunciato lo spegnimento per procedere al suo rifacimento, diffondendo una nota che si apriva così: “Viste le difficili condizioni in cui versa il mercato del vetro piano in Italia, il gruppo Sangalli si sta adoperando per ridurre la propria capacità produttiva mantenendo un livello di produzione in linea con le esigenze dei nostri clienti”.











