Quindici imputati, richieste di condanne fra i 6 ed i 12 anni di reclusione. E’ arrivato alle battute finali il processo di primo grado nel Tribunale di Trani per la strage ferroviaria del 12 luglio 2016, quando lo scontro frontale tra due treni sul binario unico della linea Andria-Corato provocò la morte di 23 persone ed il ferimento di altre 51.
Con la replica del procuratore della Repubblica, Renato Nitti, che ha chiesto al Tribunale di Trani di confermare le conclusioni formulate dalla pubblica accusa, è ripresa questa mattina l’udienza del processo avvenuto lungo la tratta delle Ferrovie del Nord Barese, gestita da Ferrotramviaria.
Secondo l’accusa a determinare – secondo l’accusa – da un errore umano e da mancati investimenti per la sicurezza, trovarono la morte 23 persone. I treni – l’Et1016 proveniente da Corato, e l’Et1021 proveniente da Andria – viaggiavano su un binario unico alternato regolato col sistema del blocco telefonico, ritenuto dal pm Marcello Catalano “non sicuro ed obsoleto”. Un sistema in base al quale i capistazione si scambiano dispacci per autorizzare la partenza dei treni verso la stazione successiva.
Dopo la strage, la circolazione sulla tratta è stata bloccata per circa 8 anni ed è ripresa solo il 3 aprile scorso. I binari ora sono due e sono dotati di moderni sistemi di sicurezza automatizzati. Il pm ha chiesto 15 condanne a pene comprese tra i 12 e i 6 anni di reclusione e un’assoluzione. Ai vertici della società sono contestate una serie di violazioni dei doveri di coordinamento, organizzazione, direzione e controllo che avrebbero contribuito al verificarsi del disastro ferroviario. Per Ferrotramviaria è stata chiesta la sanzione amministrativa di 1,1 milioni, oltre alla revoca delle autorizzazioni, licenze e concessioni per l’esercizio dell’attività (fra cui il certificato per la sicurezza) per un anno, oltre alla confisca di 664.000 euro, somma che – secondo l’accusa – la società avrebbe dovuto investire per mettere in sicurezza la tratta con la realizzazione e l’uso del blocco conta assi sulla Corato-Barletta. Accuse che sono respinte dalle difese











