HomeCulturaArteSeminal bricolage: ricostruzione di idee e oggetti al primo tentativo

Seminal bricolage: ricostruzione di idee e oggetti al primo tentativo [Gallery]

Sulla scia della ricerca artistica oggettuale, correlata agli aspetti politico-culturali della società contemporanea, Seminal bricolage (first attempt), mostra a cura del collettivo Like a Little Disaster nello spazio Foothold in via Cavour a Polignano a Mare, continua idealmente un discorso iniziato negli stessi ambienti con l’esposizione precedente, Difference and Repetition; questa volta gli artisti scelti da LALD – nove per l’esattezza, giovani ma già con una discreta fama a livello internazionale – si sono concentrati su una precisa tematica, quella del bricolage, “una pratica associativa del concreto […] che inventa soluzioni seguendo un percorso fatto di scoperte casuali, imprevedibili e contingenti”.

Superando la sua natura fragile, non destinata all’eternità, attraverso approcci e dinamiche realizzative personali, i protagonisti della collettiva (visitabile fino a Ferragosto, su appuntamento) dispiegano il loro personale concetto di “bricolage” cercando di analizzare principalmente le sue funzioni di esercizio mentale e di linguaggio critico applicato al pratico, che si sostanzia negli asciugamani che Freddy Tuppen preleva e “ri-ricama”, o nella nuova frontiera del ready-made, sociale e abitudinaria, esplorata da Erik Larsson. Si evidenzia nei tubi pieni di maionese e nelle parole, sempre e comunque oggetti di un bricolage linguistico, di Mikko Kuorinki e nelle composizioni plastiche di argilla, pittura acrilica e tappi per le orecchie create da Agnes Calf. È presente nei video di Nicola Lorini, nella lattina di Sprite sbalzata dal vento, e di Tabita Rezaire, che indaga il fenomeno virale, social e deformato del twerking. Si palesa nel progetto di Dorota Gawęda e Eglė Kulbokaitė, Agatha Valkyrie Ice, che vuole stabilire un’iterazione continuata tra piattaforme multiple online per dar vita a un fittizio e solo formalmente virtuale personaggio postgender.

Tutte queste interpretazioni, cui si aggiunge la performance When Our Lips Speak Together di Martina Gold, convergono nelle loro dissimilitudini verso un comune intento, quello di creare una “materialità ibridata” in cui si sommino oggetti, idee, stati d’essere, condizioni sociali e culturali, deformazioni di significato e di senso: “Le opere sono condizionate – sia esplicitamente che implicitamente – da complesse intersezioni di classe, etnicità, genere e sessualità; queste correlazioni rappresentano una sorta di filtro capace di riconfigurare la visione delle connessioni che stabiliamo con il mondo, con il nostro ambiente, la nostra comunità e, soprattutto, con la nostra stessa idea di alterità”.

 

[Le immagini della gallery sono una courtesy del collettivo Like a Little Disaster]

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