Un doppio concerto dei Radiodervish, all’interno del carcere e in piazza. La presentazione del documentario I grani della clessidra, realizzato nella struttura penitenziaria dal giovane videomaker Ivan Cacace. La presentazione del libro Nino mi chiamo, di Luca Paulesu, ispirato all’infanzia di Antonio Gramsci. Questi alcuni dei momenti salienti della prima edizione de La Rosa di Turi, una tre giorni – dal 25 al 27 aprile – fortemente voluta dall’amministrazione comunale di Turi per rievocare la figura di Antonio Gramsci, rinchiuso dal regime fascista nel carcere turese dal 1929 al 1935.
Le ragioni del festival. “Sino ad oggi Turi non è stata in grado di sfruttare in maniera positiva la figura di Gramsci, per diversi anni rinchiuso nel nostro carcere – spiega Lavinia Orlando, assessore alla cultura e vice sindaco del piccolo comune del Sud Est barese – Riteniamo che oggi sia fondamentale lavorare sulla sua figura”.
La prima edizione della Rosa di Turi, festival dedicato al frutto più succoso dell’eredità gramsciana, ha visto in agenda 3 giorni – dal 25 al 27 aprile – in cui la vita di Gramsci e le storie del carcere si sono intrecciate in musica, cinema e letteratura. Da un lato, gli organizzatori del festival hanno lavorato per riconciliare la cittadinanza ad un passaggio importante ma forse ancora poco sentito della storia dell’ultimo secolo; dall’altro, la necessità di includere e reinserire nella comunità i “fantasmi”, gli invisibili che ancora oggi, a distanza di 80 anni dal loro illustre predecessore, vivono la loro reclusione all’interno del penitenziario turese.
“L’idea è quella di lavorare molto con i bambini – illustra Orlando – Soprattutto il 27, giorno in cui ricorre la scomparsa di Antonio Gramsci, abbiamo previsto dei momenti nelle scuole in collaborazione con due associazioni locali, il Ponte di Don e il Comitato dei Genitori dell’Istituto Comprensorio. Inoltre, all’istituto tecnico commerciale Sandro Pertini ci sarà Luca Paulesu, nipote di Gramsci e autore del libro Nino mi chiamo, fantabiografia a fumetti sull’infanzia del pensatore”.
Il messaggio di Antonio Gramsci è vivo ancora oggi. Sono in tanti a chiedere la possibilità di visitare la cella in cui l’intellettuale visse 6 lunghissimi anni. “Per noi è un occasione per veicolare messaggi positivi e, perché no, favorire il turismo culturale – commenta Orlando – Per questo, accanto ai momenti per i bambini immaginati per rendere il terreno fertile e coltivare questo legame fra Gramsci e la città di Turi, abbiamo pensato a questo festival, per coinvolgere la cittadinanza e i visitatori”.
Sullo sfondo la struttura detentiva, anch’essa oggetto di rivalutazione storica ma soprattutto culturale e sociale. “Molti turesi si dimenticano che il carcere esiste, quasi non lo vogliono vedere e non dev’essere così – ammette Orlando – Vogliamo lavorare ad una serie di progetti culturali per reinserire i detenuti, attraverso la figura Gramsci, all’interno di un discorso lavorativo. Con alcuni docenti vorremmo formare alcuni detenuti per fungere da cicerone all’interno del carcere per chi visita la cella”.
La prigionia di Antonio Gramsci a Turi. “Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare”. Si concluse con questa frase la dura requisitoria che il pubblico ministero Michele Isgrò pronunciò contro Antonio Gramsci, al cospetto del Tribunale Speciale Fascista. Di lì a pochi giorni, il 4 giugno, arrivò la condanna a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione per attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all’odio di classe, che spedì il deputato dell’ormai fuorilegge Partito Comunista Italiano nel carcere di Turi.
Il cervello del pensatore sardo, però, non smise affatto di funzionare. Fu proprio nell’angusta cella turese che egli produsse i Quaderni del carcere, esercizio della mente che Gramsci escogitò per mantenere in forma quel cervello troppo ingombrante, condannato al taglio delle relazioni sociali per spegnere, in maniera chirurgica, ogni malsana idea di contrasto al regime fascista.
(Foto Cristina Lamorgese)











