HomeCulturaArteSimbologie e analogie in un dialogo a tre voci

Simbologie e analogie in un dialogo a tre voci [Gallery]

Muovendosi tra approcci distinti, che però convergono verso una comune predilezione nei confronti di un linguaggio carico di simbologie, Matteo Fato, Luigi Massari e Luigi Presicce, protagonisti della mostra Analoghìa, presentano in questi giorni – e fino al 20 settembre 2016 – un dialogo a tre voci, nel quale viene intessuta un’articolata trama di relazioni che coinvolge la produzione di ogni artista e, automaticamente, lo spazio che li circonda.

Nella vasta e suggestiva sala d’Enghien, al primo piano del Castello Carlo V di Lecce, questa dialettica condivisa, che si sostanzia in un allestimento capace di mettere in risalto tanto le peculiarità stilistiche dei singoli quanto la coralità del progetto, prende vita attraverso i lavori esposti, in una sorta di “riflessione dilatata sugli spazi” che permette agli autori di entrare più strettamente in contatto con la storia e l’architettura del castello. È un’azione sinergica da cui emerge un secondo ma altrettanto fondamentale punto di convergenza del trio Fato-Massari-Presicce, l’attitudine cioè verso un linguaggio plurale che riesca a includere media artistici differenti, dalla pittura all’installazione e all’azione performativa.

Nel maestoso salone cinquecentesco, oltre che nel più piccolo ambiente adiacente, dove con maggiore efficacia s’impone questo intento dialogico, l’esposizione – curata da Lorenzo Madaro e organizzata da RTI Theutra, Oasimed e Novamusa con il supporto della galleria milanese di Renata Bianconi (con il patrocinio del Comune di Lecce – Assessorato cultura, turismo spettacoli e marketing territoriale) – si colloca sulla scia di una ben precisa tematica che viene suggerita ai visitatori dal titolo stesso; il fulcro del progetto è quindi l’analogia, una figura retorica che si presta facilmente a diventare la base concettuale da cui i tre artisti sono riusciti a innescare “un dispositivo di confronto, serrato e insieme pacifico”, trasformatosi poi, analogicamente, in un unicum formale coerente.

 

[Le immagini della gallery sono di Adriano Nicoletti e Samuele Vincenti]

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