Tutti siamo un po’ scaramantici e abbiamo riti e usanze con cui cerchiamo di propiziare la fortuna: qualcuno ci crede ciecamente, altri lo fanno per abitudine, ma in fondo la superstizione fa parte della nostra vita quotidiana. È così in moltissimi ambiti, incluso lo sport, dove anche i più grandi campioni seguono dei propri rituali per attirare a sé la buona sorte: ecco qualche esempio.
I calciatori e i riti scaramantici
Chi segue regolarmente le partite di calcio in TV avrà sicuramente fatto caso a gesti e azioni che gli atleti in campo ripetono a ogni match come modo per stemperare la tensione o attrarre la fortuna. Sono infatti molti i calciatori superstiziosi e altrettante le usanze particolari a cui gli stessi non intendono assolutamente rinunciare prima e durante le gare.
Anche un campione come Cristiano Ronaldo, che dall’alto della sua bravura non dovrebbe temere gli avversari, si mostra estremamente scaramantico, tanto da seguire da anni un preciso rituale che prevede l’ammollo dei tacchetti in acqua calda e l’indossare sempre per primo il calzino destro, mentre l’attaccante del Tottenham Harry Kane ha scelto di non radersi mai la barba prima del match, una decisione presa anche dall’intera nazionale della Repubblica Ceca durante gli europei del 2012.
In alcuni casi le superstizioni riguardano gli inni nazionali, per alcuni calciatori da cantare con il massimo trasporto e per altri, come Tomáš Rosický, da ascoltare sempre in silenzio per attirare la vittoria, oppure la religione, mentre per altri la ritualità riguarda l’ingresso in campo, come nel caso di Kolo Touré che voleva essere sempre l’ultimo a entrare sul terreno di gioco, tanto da beccarsi durante una partita di Champions League contro la Roma un bel cartellino giallo.
Gesti scaramantici molto singolari anche nel nostro Paese, tradizionalmente molto superstizioso, dove per esempio si racconta che Pippo Inzaghi non scendesse mai in campo senza aver mangiato un pacchetto di biscotti Plasmon e lasciato gli ultimi due nella confezione, un rito che sembra aver avuto ottimi effetti sulla sua carriera da bomber, senza dimenticare l’acqua santa a bordo panchina di Giovanni Trapattoni.
La superstizione negli altri sport
Non solo calcio: i riti scaramantici trovano infatti spazio in tutti gli sport e in tutti i Paesi del mondo, talvolta con protocolli rigidi e anche piuttosto lunghi. Lo sanno bene Rafa Nadal, il campione di tennis che prima di ogni servizio deve eseguire tutta una serie di azioni in un ordine ben preciso, oppure il cestista statunitense Rajon Rondo, che fa ben cinque docce prima di ogni partita.
Sempre nel mondo del basket, impossibile non citare il leggendario Michael Jordan con i suoi piatti di bistecca, patate e insalata da mangiare quattro ore prima dei match, o il lancio del borotalco tipico di LeBron James, mentre per ciò che riguarda la formula 1 e le gare automobilistiche singolare è la scelta di Felipe Massa di indossare lo stesso paio di mutande sia in qualifica che durante le gare in pista.
Anche chi pratica giochi da tavolo come quelli di casinò in genere non rinuncia alle proprie credenze, sia quando si tratta di partecipare a tavoli reali, come nel caso del pokerista Sebastian Sorensson che non lascia mai la sua sciarpa durante le partite, che quando il gioco si svolge sulle principali piattaforme online.
Moltissimi utenti, amatori e professionisti, oggi scelgono infatti questa tipologia di servizi online e i vantaggi offerti dai cosiddetti bonus senza deposito, che permettono di provare i giochi senza effettuare un versamento di denaro reale, per divertirsi con i propri passatempi preferiti in totale sicurezza, sfruttando gli ampi cataloghi di svaghi a disposizione e la praticità tipica dei PC e soprattutto dei dispositivi mobili.
In tanti si connettono ai servizi di gioco online per puntare alle slot machine e alle roulette oppure per giocare a carte tenendo con sé talismani e amuleti, che possono essere oggetti dal grande valore affettivo oppure capi di abbigliamento, oppure scegliendo giorni e orari di connessione ben precisi perché ritenuti più fortunati.
Come non parlare, infine, di numeri propizi: uno degli esempi più evidenti è quello del nostro Valentino Rossi, che nonostante i tanti campionati vinti non ha mai voluto abbandonare il suo amato 46 in favore del numero 1.
La lista degli sportivi scaramantici sarebbe in realtà molto più lunga, ma questi pochi esempi ci fanno già ben comprendere quanto le superstizioni siano profondamente radicate in ogni angolo del mondo e come coinvolgano tanto gli atleti amatoriali quanto i campioni più famosi: magari è solo suggestione, ma perché rinunciarvi?




















