Ogni quattro anni il rito collettivo si ripete. Per circa un mese i riflettori globali sono rivolti al massimo evento sportivo che appassiona milioni, anzi miliardi, di spettatori in tutto il globo terrestre. Dal 1930 ai nostri giorni i Mondiali di calcio sono un appuntamento irrinunciabile, che si carica di aspettative, per ogni generazione. Le squadre nazionali dei cinque continenti si affrontano in un mix di sport, storia e umanità. Ma dietro le quinte del dorato palcoscenico spesso si celano stranezze, misteri e verità raccontate a metà.

Ed è proprio a tali verità, in molti casi inconfessabili, che Fabio Licari, giornalista sportivo per la Gazzetta dello Sport e inviato nella redazione di calcio internazionale, dedica il libro “Storie e misteri dei Mondiali di calcio”, edito da Diarkos, per proporre agli appassionati l’altra faccia della medaglia, quella solitamente meno conosciuta o nascosta.

Per ognuno dei Mondiali l’autore racconta una o più storie. Ad esempio, la finale Uruguay-Argentina del 1930 giocata con due palloni diversi e un arbitro che chiede la scorta, oppure la scarpa persa di Leonidas del 1938, o ancora la storia del primo gol fantasma della storia, quello dell’inglese Hurst nella finale ’66 con la Germania. Il racconto si fa sempre più appassionante, sino ad avvicinarsi ai nostri giorni, con la storia di Nicolò Carosio, il grande telecronista Rai cacciato da Messico 70 perché avrebbe detto “negraccio”, parola mai pronunciata ma che costò la carriera e la reputazione al numero uno dei cronisti italiani. Fino a giungere ai retroscena di Spagna ’82, Messico 86’ e Italia ’90 per poi proseguire verso il nuovo millennio.

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