La settimana scorsa il caso “Hacking Team” ha scosso la sensibilità del pubblico meno esperto, ma quello che è successo dopo è risultato essere ancora più terrificante.
F-Secure, azienda che sviluppa soluzioni software per la sicurezza informatica e la privacy online, ha collaborato con Mandalorian Security Services, società esperta in test di penetrazione, hanno condotto insieme un test per dimostrare quanto sia semplice violare la sicurezza dei dispositivi di persone comuni che hanno ammesso di non avere ricevuto alcuna formazione o informazione riguardo alle possibili violazioni di sicurezza a cui si incorre utilizzando il Wi-Fi pubblico.
Il risultato è quanto meno AGGHIACCIANTE: Mail violate, dati di account bancari recuperati, chiamate Voip intercettate e registrate usando tecnologie liberamente disponibili su Internet, relativamente semplici da padroneggiare e soprattutto senza utilizzare le tecniche avanzate di Hacking di cui abbiamo parlato alcuni giorni fa.
Steve Lord, Direttore di Mandalorian ha dichiarato: “Una persona comune è portata a pensare che il fatto che un hacker sappia quale squadra segui sia un’informazione piuttosto inutile ma una volta che conosce questa informazione, l’hacker potrebbe creare un‘e-mail di phishing appositamente per te e le persone simili a te, sapendo che sareste più portati ad aprirla. Una volta che si clicca su un link presente nell’email o si apre un allegato, gli hacker ti hanno in pugno – invieranno malware sui tuoi dispositivi e poi finirai col passare loro tutte le tue informazioni. Non solo, se usi i tuoi dispositivi personali anche per accedere alla rete aziendale finirai col passare anche informazioni della tua azienda.”
Ma perché tutto questo accade sempre con maggiore incidenza in paesi come il nostro? Secondo Eurostat, Riportati da Wired nel 2014 un italiano su tre fra i 16 e i 74 non ha mai usato un computer nella sua vita nemmeno una singola volta. Un dato che ci rende fanalino di coda, in Europa, prima di Turchia, Bulgaria e Romania e alla pari con la Grecia.
Andando nello specifico, in Puglia soltanto il 44% delle persone tra i 16 ed i 64 anni non ha mai toccato una tastiera.
Ma è davvero tutta colpa degli italiani e del loro atteggiamento? Secondo una relazione annuale presentata al Parlamento il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani evidenzia: “Gli indicatori della banda ultra larga in Italia presentano un grado di arretratezza preoccupante rispetto all’Europa”. L’Italia registra infatti un livello di copertura del 36% contro il 68% dell’Ue-28; in alcune zone c’è “totale assenza” di queste reti. Ancora più critica la situazione se si considera il livello di penetrazione. “Solo il 4% delle famiglie, ha detto, utilizza connessioni superiori a 30 Mbps (contro il 26% dell’Ue-28) e NULLE sono le connessioni superiori a 100 Mbps (9% nell`Ue-20).
Il Presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella durante un intervento all’assemblea generale 2015 di Confindustria Radio Televisioni ha commentato “Bisogna stimolare il Governo perché il piano sulla banda larga sia implementato, anche perché chi deve investire ha bisogno di un quadro di certezza. Viviamo nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, quella indotta dal digitale. Se non abbiamo sufficiente capacità di banda questo sarà un ostacolo per le nostre imprese, e l’economia ne soffrirà. Nel paese è prioritario il superamento delle restrizioni esistenti sulla rete fissa. Chi deve investire sulla rete ha bisogno di un quadro di certezza. Credo che il nostro paese sia terreno di opportunità perché ci sono segnali di ripresa interessanti. Finora, ha aggiunto, il nostro Paese ha sofferto in innovazione anche perché c’è stata poca concorrenza”.
Tuttavia uno studio della Cna che ha esaminato un campione di oltre 3 mila micro-imprese di cui l’85% con meno di 10 addetti che ha evidenziato come solo il 61% delle micro-aziende italiane, quelle fino a 9 addetti, e l’87% di quelle tra 10 e 20 lavoratori, ha un proprio sito Internet contro il 98% delle imprese con oltre 20 dipendenti.
L’indagine mostra inoltre, come ancora oggi, circa un 12% di imprese non possiede un computer e un 23% non possiede un pc portatile, addirittura oltre il 50% delle imprese non possiede un tablet. Più frequente invece l’uso di smartphone infatti soltanto il 20% delle imprese non lo utilizza. Questo accade non perché alle piccole aziende sfugga l’importanza ed il “Patrimonio” costituito dalla rete, considerato che il 95% di queste ricorre all’on-line per rinvenire informazioni, effettuare pagamenti o interagire con la Pubblica Amministrazione, né che l’assenza dal web sia dovuta ad “un ritardo culturale”; la rinuncia piuttosto è legata semplicemente a quella che viene definita come “l’impossibilità di sostenere il costo in investimenti Tlc”.
Comunque risulta assurdo che in un mercato in cui si investano decine di migliaia di euro in marketing e pubblicità non si riesca a sostenere un costo che alla lunga non può che ripagarsi da solo oltre che avvantaggiare la micro-impresa, quindi purtroppo le dichiarazioni rilasciate al Cna durante le indagini sono delle mere scuse. Viene puntualizzato inoltre che si tratta di costi in particolare per il pagamento del personale addetto alla gestione del sito, a determinare il gap infrastrutturale e non “l’utilità derivante dallo strumento che invece resta alta” , in Italia infatti, nel 2014 una micro-impresa su quattro ha utilizzato strumenti di fabbricazione digitale, dalle stampanti 3d alle fresatrici o le tagliatrici laser, una quota che viene definita senza problemi “significativa” ma ancora lontana rispetto al 44,4% delle aziende con più di 20 addetti così come conclude lo studio in questione.
A rispondere alle preoccupazioni di Cardani e Pitruzzella pensa il Governo Renzi che con il decreto Sblocca Italia che nella sezione “Disposizioni per l’infrastrutturazione degli edifici con impianti di comunicazione elettronica” al cui primo comma dell’articolo 135-bis, che copre anche le case oggetto d’importanti ristrutturazioni stabilisce che, “Tutti gli edifici di nuova costruzione devono essere equipaggiati con un’infrastruttura fisica multiservizio (ovvero “il complesso delle installazioni contenenti reti di accesso cablate in fibra ottica”) passiva interna all’edificio, costituita da adeguati spazi installativi e da impianti di comunicazione ad alta velocità in fibra ottica fino ai punti terminali di rete”
Questo indica che l’accesso a Internet tramite banda ultra larga verrà gestito e assicurato tramite un access point “condominiale” che collegherà l’edificio al punto terminale di rete più vicino e ci introduce al concetto di MAN (Metropolitan Area Network).
Il secondo comma riguarda proprio questi punti di accesso, che diventeranno obbligatori in tutti i nuovi edifici, mentre il terzo comma, concludendo, prevede che gli edifici costruiti secondo questa nuova concezione/disposizione possano beneficiare, ai fini di cessione o affitto dell’immobile, dell’etichetta di “edificio predisposto alla banda larga”, così come accade per le attestazioni di risparmio energetico.
Servirebbe, inoltre un vero e proprio programma di alfabetizzazione, come iniziative dirette a studenti e purtroppo, meno spesso, anche a persone più anziane o gruppi di particolare interesse come i genitori; corsi per formare i ragazzi all’uso di software open source, creazione di connessioni Wi-Fi gratuite e corsi per i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Proposte che iniziano timidamente a fare capolino sul territorio.
Difficile dire se queste iniziative saranno risolutive di un problema che si trascina da decenni o se sarà l’ennesimo TONFO a carico degli italiani. Di sicuro c’è parecchia strada da fare ed è tutta in salita.











