La sfida tanto attesa al Colosseo per ora non s’ha da fare. Ma di sfide certo i due big della Silicon Valley non hanno paura. Con patrimoni stimati oltre i 100 miliardi di dollari, Mark Zuckerberg e Elon Musk non smettono di darsi battaglia virtuale. Dopo l’acquisto di Twitter da parte di Musk, ora è il momento di Zuckerberg e del lancio della nuova app, Threads. Il termine significa appunto fili, inteso come fila del discorso o ancora come connessioni tra diversi eventi o differenti parti di una storia o di una discussione. La somiglianza con Twitter è evidente. La nuova app è già attiva negli Stati Uniti e in altri 100 paesi del mondo, ma non ancora a livello europeo dove si attendono passi avanti da parte dell’Unione Europea legati alla tutela della privacy e allo sfruttamento dei dati personali per fini pubblicitari da parte delle piattaforme Meta quali appunto Facebook, Instagram e What’s app solo per citare le più note possedute da Zuckerberg.
Accantonato per il momento il sogno del Metaverso dunque, è l’ora di attaccare Twitter con un nuovo “spazio aperto pubblico e amichevole per conversare” queste le parole del CEO di Meta. “La visione è quella di prendere la parte migliore di Instagram e creare una nuova esperienza di testo, di idee e discutere di ciò che vi passa per la testa. Penso che il mondo abbia bisogno di una comunità amichevole e sono grato a chi farà parte di Threads dal giorno numero 1”. Detto fatto, 30 milioni di iscritti in meno di 24 ore, la possibilità di collegare i propri contatti Threads con quelli già presenti sulle altre piattaforme Meta. L’obiettivo è quello di raggiungere una community da 1 miliardo di utenti. Una lotta dichiarata a Twitter dunque, che di utenti ne ha “solo” 363 milioni e che proprio nelle stesse ore riduce la visibilità per i suoi utenti a “soli” 1000 tweet al giorno contro i 10 000 tweet di chi invece paga per un account verificato con spunta blu.
Sicuramente tra due le app ci sono tante somiglianze, ed è certo che molti influencer cavalcheranno l’onda della nuova piattaforma per crescere insieme a lei e veder crescere, soprattutto, i propri follow…pardon “fili”. La rete diventa dunque sempre più intricata, come un gomitolo di lana. Connessioni infinite, testi più lunghi, 500 caratteri contro i 280 di Twitter, video di 5 minuti anziché di 2 minuti e 20 secondi. Il paragone si riferisce alla versione gratis di Twitter che, come detto, ha delle restrizioni non indifferenti che stanno portando non pochi utenti a passare da una piattaforma all’altra. L’obiettivo, non dichiarato, è sicuramente quello di veder crescere il tempo trascorso nel pagliaio di Threads.
Dal virtuale al virtuale insomma. Un “salto” in un nuovo ambiente senza fare nemmeno un passo. Fa certamente sorridere che una piattaforma in cui si perde il contatto con la realtà e con i suoi problemi, che polarizza i nostri pensieri e che ci rinchiude in vere e proprie camere dell’eco venga definita dal suo creatore “spazio pubblico aperto e amichevole”. Sarebbe più corretto definirla forse una vera e propria normalizzazione del virtuale a spese del reale. Ma ormai il dado è tratto, e tutti siamo pronti al salto. Attendiamo dunque che sia accessibile anche qui in Italia, e nel frattempo magari proviamo per un momento l’ebrezza di una chiamata ad un amico o una camminata in un parco, prima che sia troppo tardi. Perché da threads a threats il passo è davvero breve.

 

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