Entra in dirittura finale il TPP, Trans Pacific Partnership firmato da Stati Uniti, Giappone, Australia e altri 9 paesi affacciati sul oceano Pacifico. Ci sono voluti 5 anni per trovare un’intesa e concordare regole nuove sullo scambio di beni e servizi, prezzi dei generi alimntari, scambio di dati e costo delle cure ospedaliere. L’accordo apre mercati agricoli a Canada e Giappone e rende più severe la norme sui brevetti a vantaggio di società farmaceutiche e tecnologiche. La firma del TPP “Crea – come scrive il Financial Times – un blocco per contenere la crescente influenza economica della Cina nelle regioni affacciate sul Pacifico”
Mentre il patto sui brevetti rappresenta una sofferta vittoria per il presidente americano uscente Barack Obama, che ne aveva fatto una priorità sfidando l’opposizione. In molti, d’altra parte, già denunciano che il TPP e il libero scambio distruggeranno I posti di lavoro anziché crearne di nuovi i negoziatori del patto prevedono invece un aumento dell’occupazione ma sopratutto un incremento degli standard ambientali tra le nazioni che rappresentano circa il 40% della produzione economica mondiale. L’accordo Trans Pacific Partnership dovrà essere approvato ora dal Congresso Usa e dai rispettivi governi degli altri 11 Paesi.
Obama nel frattempo esulta: “Ho passato ogni giorno della mia presidenza a combattere per far crescere la nostra economia e rafforzare la classe media. In un momento in cui il 95% dei nostri clienti vivono fuori dai confini degli Stati Uniti, non possiamo far scrivere a paesi come la Cina le regole dell’economia globale. Dobbiamo scrivere queste regole, aprendo nuovi mercati ai prodotti americani e allo stesso tempo fissare alti standard per proteggere i lavoratori e conservare il nostro mercato. “ ha concuso il presindente.
Ma la firma del TPP può rappresentare soprattutto un forte incentivo verso il piu’ famoso accordo commerciale trasatlantico, TTIP il cui fine è eliminare le barriere commerciali tra vecchio e “nuovo” continente, tagliando gli ostacoli oggi esistenti per lo scambio di beni e servizi tra Europa e Stati Uniti.
Basti pensare che l’Ue composta da 28 Stati, ha un Pil annuo superiore ai 12.000 miliardi di euro ma se tutti gli attuali negoziati commerciali andassero in porto, secondo le stime della commissione Ue – il Pil potrebbe salire del 2,2% equivalente a 275 miliardi di euro annui.
Fin qui tutto perfetto se non fosse che secondo diversi analisti e politici tale accordo si porterebbe dietro un indebolimento delle norme sanitarie, ambientali e sociali europee, quindi una riduzione dei diritti dei cittadini a tutto vantaggio dello strapotere delle multinazionali che, in barba alle norme di protezione dei consumatori fin qui vigenti, potrebbero invadere il mercato europeo con i loro beni e servizi come mai finora.
Non a caso il negoziato del TTIP sta procedendo a rilento, ostacolato piu’ volte da manifestazioni e diverse campagne anti TTIP. La Germania rappresenta uno dei maggiori paesi sostenitori dell’ accordo, ma la Confederazione dei sindacati tedeschi che hanno portestato a gran voce in piazza a Berlino la pensano diversamente. Temono che questo prima accordo faciliti l’ingresso degli OGM difficili da rintracciare, un maggiore utilizzo di pesticidi e la concentrazione delle produzioni nelle mani di pochi. Il settore agricolo in effetti e’ di gran lunga quello piu’ spigoloso e articolato all’ interno del trattato.
Il ministro delle politche agricole Tedesco Christian Schmidt ha dichiarato: “deve essere chiaro che i dossier agricoli sono cruciali per questo accordo, e che gli si debba dedicare la massima attenzione”. Schmidt ha fatto l’esempio del ”del pollo al cloro” venduto negli Usa e che non potrebbe mai varcare i confini europei. ”Gli alti standard di produzione delle merci dell’Ue non sono contrattabili” insomma come a voler dire sull’ agricolatura ci sara’ poco spazio per il dialogo.
Ma non c’e solo OGM tra vari ostacoli delle trattative, infatti l’ultima disputa poi risolta ha riguardato la protezione di brevetti farmaceutici, sulla quale insistevano gli americani. Trattative difficili sono inoltre avvenute sul settore auto, sui latticini e in generale sulla proprietà intellettuale.
La chiusura del negoziato del TTIP pare sia nella top list sia degli americani ma anche degli europei che vorrebbero concludere al piu’ presto le trattative per non trovarsi a doverle ricominciare visto il cambio della presidenza Americana con le elezioni del 2016.











