HomeEconomia & SviluppoEconomiaVolkswagen, i danni di uno scandalo svelato fin troppo tardi

Volkswagen, i danni di uno scandalo svelato fin troppo tardi

Lo scandalo Audi-Volkswagen  diventa sempre più ricco di particolari. Sembra infatti che dopo gli Stati Uniti e l’Europa  anche il Messico avvierà un’inchiesta per accertare la presenza di automobili con motori truccati dalla casa automobilistica tedesca. La società che da poco ha un nuovo amministratore delegato, Matthias Mueller, sembra abbia cercato già dallo scorso aprile di inviare una lettera ai suoi clienti proprietari di vetture diesel Audi e Volkswagen per una generica “azione di richiamo per problemi di emission” dei gas di scarico.

Un disperato tentativo forse di precedere il risultato delle indagini dell’ EPA (Environmental Protection Agency) che ha fatto scoppiare quello che sembra essere il più grande scandalo nell’industria automobilistica.

Tutto pare sia nato in un piccolo laboratorio dell’Università del West Virgina  nel 2012, dove a dei ricercatori della International Council on Clean Transportation (associazione internazionale dei trasporti senza emissioni) viene chiesto di fare dei test sui veicoli diesel. I ricercatori controllano anche le autovetture VW dove trovano dei valori maggiori a 35 volte a quelli auspicabili. La questione poco chiara è che questi dati dopo essere stati controllati più volte, vennero resi pubblici più di un anno e mezzo fa, come ha dichiarato David Carder parte del team di ricercatori all’agenzia Reuters.

A rendere la faccenda ancora più complicata viene fuori un video di Greenpeace realizzato 4 anni fa che già a quell’epoca accusava la VW di inquinare più di quanto dichiarato dai dati. Ma allora come è possibile che tutto questo sia passato inosservato?  Sembra infatti che tra gli addetti ai lavori girasse da tempo il sospetto dei dati truccati. Da un’inchiesta del Financial Times emerge in modo inquietante come le autorità europee fossero state avvertite dell’esistenza dell’armamentario a disposizione delle case automobilistiche per truccare gli esiti dei test e nonostante questo nessuno abbia messo in campo contromisure.

Gli Stessi organi istituzionali che ora chiedono la verità sulla faccenda , sempre secondo il giornale  inglese, pare fossero stati avvertiti nel 2013 del pericolo per l’ambiente rappresentato da software e strumenti utilizzati per alterare i risultati delle analisi sugli inquinanti dei motori diesel. Secondo il quotidiano economico finanziario “l’incapacità delle autorità regolatorie in tutta l’Ue (la responsabilità in materia è dei singoli Stati) di denunciare questi trucchi porta alla luce il potere delle lobby dell’industria automobilistica europea che ha scommesso molto sui diesel.

Circa il 53% delle nuove auto vendute nell’Ue sono diesel, rispetto al circa 10% dei primi anni ’90”. Il Daily Telegraph, citando Greenpeace, sostiene che a Bruxelles è attiva una potente lobby del diesel che solo nel 2014 ha speso 18,4 milioni di euro per sostenere la diffusione di questo tipo di motori. La Commissione europea si difende dalle accuse di negligenza ricordando che spetta agli Stati, non a Bruxelles, verificare software incriminati come quello di Volkswagen.

 In Germania le vetture diesel truccate sono 2,8 milioni, in Italia la stima massima è di 1 milione di veicoli.

Intanto vengono alla luce anche i dettagli dell’addio dell’ex amministratore delegato VW Winterkorn: la sua buonuscita sarà di 29 milioni di euro. Un pensione alquanto generosa giustificata da un  comunicato del consiglio di amministrazione  “Winterkorn non era a conoscenza della manipolazione dei dati” ed e’ stato ringraziato “per il suo elevato contributo” alla società.

Un ringraziamento al di sopra delle possibilità se si pensa che anche senza multa  alla VW difficilmente basteranno i 6,5 miliardi di dollari già accantonati a bilancio per far fronte allo scandalo. Gli analisti, considerando tutto, compreso il pesantissimo danno di immagine, parlano già di decine di miliardi di danni. A partire dai costi per la sostituzione del “pacchetto” combustione – scarico (5mila euro ad auto, nel mondo ne circolano 11 milioni). Oltre alla multa profilata dall’Environmental protection agency (Epa) a stelle e strisce (teoricamente fino a 18 miliardi), sono poi già in azione gli avvocati delle potentissime associazioni di consumatori americane, che – grazie alla legislazione Usa – possono sperare in sentenze “punitive” che potrebbero far spillare altri miliardi a VW. Già una ventina di class action sono già attive e  altre sono attese.

E poi ci sono i costi finanziari: solo il crollo in borsa ha significato per Volkswagen la perdita di 20 miliardi di euro. Cifre da capogiro che rischiano di coinvolgere tutto il sistema automobilistico mondiale, infatti Londra ha avviato controlli a tappeto per tutte le societa’, il governo ha annunciato una serie di controlli che riguarderanno tutte le case automobilistiche per scoprire se il software che frodava i test sulle emissioni presente sulle vetture Volkswagen sia stato adottato anche dalla concorrenza. 
La responsabile Ue per l’industria Elzbieta Bienkowska ha chiarito la posizione della Commissione europea sulla vicenda Volkswagen: “Il nostro messaggio è chiaro – dichiara – tolleranza zero sulle frodi e rispetto rigoroso delle regole Ue”. In particolare, sottolinea, “necessario che ci sia piena chiarezza e test efficienti sulle emissioni inquinanti”.

La Francia annuncia il lancio di “test casuali” su un “centinaio di auto”. È quanto annunciato dal ministro dell’Ambiente, Segolene Royale. La ministra ha precisato che il campione di auto da analizzare verrà “sorteggiato”.  Nel frattempo il quotidiano Tedesco Bild con alla mano dati delle ICCT (International Council on clean transportation) l’ associazione per I trasporti puliti accusa BMW di aver utilizzato lo stesso software e pare che i dati delle emissioni siano 11 volte sopra I limiti previsti. Dopo questa dichiarazione il titolo Bmw ha perso in borsa fino al 10% e continua la seduta in ribasso. L’azienda ha immediatamente smentito. “Bmw rispetta le norme legali in tutti i paesi”, si legge in una nota.

Gas Auto” “Das Problem” sono solo alcuni degli slogan ironici esplosi in rete mentre in questa caccia alle streghe la posizione del consumatore risulta quella più difficile. Infatti c’e’ sgomento ma soprattutto molta confusione per il cliente finale che vede messo in discussione tutto il sistema auto compromettendo in modo grave la fiducia riposta nei brand.

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