25 anni fa il record del mondo di Pietro Mennea

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19″72. Per 17 anni questa accoppiata di numeri ha rappresentato un ostacolo insormontabile nel mondo dell’Atletica Leggera. Pietro Mennea da Barletta, la freccia del Sud, lo stabilì 25 anni fa, sulle alture di Città del Messico, durante le Universiadi a cui prese parte. Ci sono voluti due mostri sacri come Micheal Johnson e Usain Bolt per far “retrocedere” l’incredibile prestazione del campione pugliese.

Pietro Mennea, ci ha lasciato nel marzo 2013 a soli 60 anni per un male incurabile. La sua è la storia di un atleta “d’altri tempi”, capace di abbandonare momentaneamente le scene per dedicarsi allo studio, nel 1981, ancor fresco di titolo olimpico conseguito a Mosca l’anno precedente. Quelle Olimpiadi contrassegnate dal boicottaggio di 65 rappresentative nazionali – tra cui gli Stati Uniti e la Germania Ovest – per protestare contro i sovietici, rei di aver invaso l’Afganistan.

Capace di rifiutare durante le Olimpiadi di Los Angeles 1984 la proposta del professor Kerr di assumere sostanze dopanti, quando rese nota la vicemda dichiarò sulle pagine di Repubblica “Ho capito che nella mia vita stavo cercando tutto tranne che quello”. Pietro Mennea era innamorato dello sport e della pista d’atletica. La sua longeva carriera è durata 20 anni, dagli esordi con l’AVIS Barletta nel 1986 alla partecipazione alle Olimpiadi di Seul, nel 1988, dove fu portabandiera della rappresentativa azzurra. La sua tecnica di corsa, partenza lenta e velocità, lo rese celebre per le rimonte incredibili – del resto anche a Mosca trionfò così – ma non lo rese altrettanto competitivo nei 100 metri, se non a livello europeo.

 

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Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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