A poche ore dalla conferenza stampa di Carlo Salvemini e Alessandro Delli Noci con cui hanno presentato il “Patto per la città” non si sono fatte attendere le reazioni non solo del centrodestra ma anche del consigliere regionale del centrosinistra Pellegrino.
Il Patto ha portato i consiglieri Laura Calò, Paola Gigante, Antonio Finamore eletti nelle fila del centrodestra salentino, ad appoggiare la maggioranza di centrosinistra.
Per Federica de Benedetto di Forza Italia Salvemini “…grazie all’accordo con tre consiglieri eletti nella squadra del centrodestra, chiede di sopravvivere fino al 2020 per andare alle elezioni assieme alle regionali. Personalmente, resto dove i miei elettori mi hanno eletta: all’opposizione di questa Giunta.Ai leccesi trarre le conclusioni”.
Per l’ex sindaco Paolo Perrone, il “Patto” è un “grossolano accordo di potere”. “Oggi – commenta Perrone- senza particolari sforzi di etichettatura, come il Sindaco ci ha provocatoriamente invitato a fare, il “patto per la città” appare a tutti un modo per “guarire” l’anatra zoppa e restare attaccato alla poltrona, come era un modo per arrivarci la convergenza con Delli Noci al ballottaggio. Ieri Salvemini faceva miseri compromessi con un candidato Sindaco presentatosi alla città come equidistante e diverso dai due schieramenti, oggi li fa con tre consiglieri eletti nel centrodestra. Al di là dei suoi ragionamenti ipocriti e delle finzioni sceniche, la sostanza non cambia.
Tramonta così definitivamente la figura di un Carlo Salvemini tutto d’un pezzo, coerente sino in fondo e insofferente ai compromessi. Anche i suoi elettori più affezionati dovranno ricredersi, anche perché non avrebbero mai pensato di alimentare con il proprio voto un Sindaco in sella grazie ai fuoriusciti dal centrodestra. Evidentemente aver sbeffeggiato per anni le pratiche di autoconservazione non gli è bastato per scegliere oggi, con decenza, di rinunciarvi. Come dovranno ricredersi gli elettori di centrodestra che la prossima volta saranno più attenti a coloro i quali affideranno la propria fiducia.
Credo, in ogni caso, che Lecce e i leccesi non meritino questo governicchio trasformista e degli equivoci. Peraltro, pur volendo sorvolare su ragionamenti di opportunità e di etica politica, le prospettive concrete sono inquietanti. La coalizione di Salvemini – maggioranza illegittima prima, minoranza legittima poi, maggioranza artificiosa adesso – si regge su un vantaggio di due soli voti. Hanno governato otto mesi con la forza dei numeri, senza ottenere alcun risultato per la città, non vedo oggi cosa potranno combinare di buono con questo esiguo margine in aula e dopo aver accomodato l’anatra zoppa con un patto non ideale, ma di interessi, non certo quelli dei leccesi”.
Ma anche a sinistra questo accordo non suscita entusiasmo. A sollevare perplessità e il presidente regionale de La Puglia con Emiliano, Paolo Pellegrino. Il consigliere regionale definisce quelli portati avanti da Salvemini “Accordicchi privi di spessore”.
“La soluzione data da Salvemini – continua Pellegrino- allo stallo istituzionale mi pare la peggiore per la città. Nell’accordo con i tre consiglieri che simulano una posizione di autonomia strumentale a sollevare il loro sponsor dall’inevitabile imbarazzo della Lega, non vi sono né prospettive di governo né continuità con la linea di coerenza umana e politica che sembrava caratterizzare Salvemini. Il superamento dell’impasse determinato dalla sentenza dei giudici amministrativi andava certamente perseguito ma nel contesto di un accordo chiaro e strategico con lo schieramento opposto, non con “accordicchi” privi di spessore e esclusivamente finalizzati a rianimare temporaneamente il sindaco. Fino a che i burattinai decideranno di togliere la spina quando i tempi saranno maturi per soluzioni alternative di guida di governo e costituzione di una diversa maggioranza. La città si aspettava una soluzione più dignitosa e capace di affrontare realmente i problemi che la assillano”.











