Bari, il ponte, un nome da scegliere e la partecipazione

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Come se il problema principale di Bari e dei cittadini baresi sia come chiamare un ponte, quello appena concluso dopo ben 6 anni di lavoro effettivo, lungo meno di 700 metri e per cui si parla, a memoria, da più o meno 30 anni.

Sondaggio online, discussioni infinite sui social, giornali e giornalisti che si schiarano, ed il Comune di Bari che si fa bello con la “partecipazione” della cittadinanza alla scelta del nome. Peraltro effimera e tutto sommato che lascia il tempo che trova.

Dimenticando, o provando a farlo, che di problemi sulla scrivania di Antonio Decaro ce ne sono di ben più gravi e pressanti, a cominciare dalle lettere della Corte dei Conti sui conti del Comune.

Ma tant’è. Stamattina conferenza stampa in Comune con il sindaco e l’assessore alla Toponomastica Angelo Tomasicchio che hanno illustrato i criteri e gli strumentiscelti dall’amministrazione comunale per individuare in maniera partecipata e condivisa la denominazione del Ponte sull’assenord/sud. Non c’è che dire. Proprio un bel modo di tornare a fare politica ed amministrazione cittadina dopo le ferie agostane.

E intanto proprio sul ponte interviene, con una sua dichiarazione, il presidente del Consiglio Regionale Mario Loizzo.

“Il completamento dell’Asse Nord Sud e la sua imminente apertura alla circolazione, rappresentano un grande evento per la città di Bari e la sua area metropolitana. Il ponte costituisce una delle grandi opere avviate negli anni scorsi che, nell’ambito della “rivoluzione dei trasporti”, gettarono le basi per uno straordinario ciclo di dotazioni infrastrutturali per Bari e per la Puglia”.

Il finanziamento per la realizzazione della struttura è avvenuto con la deliberazione regionale n. 1038 del 12 luglio 2006, di 32 milioni di euro (con fondi Cipe) assegnati per la sua realizzazione.

“Ricordo – ha sottolineato Loizzo – la straordinaria sinergia, che all’epoca si riuscì a costruire con il sindaco Emiliano e l’assessore ai trasporti Decaro. La soddisfazione legittima per questa nuova grande realtà ingegneristica induce, tuttavia, ad una riflessione circa i tempi eccessivi, oltre 10 anni, con i quali anche quest’opera è stata realizzata e sollecita, ancora una volta, il mondo delle istituzioni e delle imprese a considerare altrettanto strategica la necessità che le opere pubbliche vengano completate e rese disponibili in tempi più brevi, combattendo le lungaggini e le inerzie burocratiche”.

3 Commenti

  1. il ponte si potrebbe intitolare a” MADRE TERESA DI CALCUTTA” poiché, come la Madre che è stata un ponte tra le due religioni Cristiana e Indù, anche il ponte unisce il nord e il sud della città.

    Antonietta Binetti

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