HomeCulturaEugenio Finardi, l'extraterrestre atterrato nelle Grotte di Castellana

Eugenio Finardi, l’extraterrestre atterrato nelle Grotte di Castellana

Da galassie lontane lontane non è arrivato ancora nessuno, per tanto dobbiamo lavorare di fantasia per immaginare la bizzarra fisionomia possibile di un essere vivente “diverso” da quanto già assimilato dai nostri cinque sensi. Aver incrociato Eugenio Finardi, cantore del sogno di una vita lontana dal pianeta terra, alleggerisce questo sforzo mentale: complice la millenaria maestosità della Grave delle Grotte di Castellana, il concerto di sabato 12 dicembre suggerisce la multiforme identità degli extraterrestri, nonché la loro permeabilità all’incedere continuo del tempo.

Perché c’è il Finardi direttore artistico della parte musicale del Natale nelle Grotte 2015 e il Finardi musicista, che apre la rassegna con uno spettacolo che fa dell’intimità il suo cuore pulsante. “Non vedo l’ora di vedere la faccia di Claudio (Baglioni, n.d.r.) quando scoprirà il posto dove dovrà suonare”, gongola il cantautore milanese, innamorato degli echi ancestrali che lo scrigno della Grave richiama alla semplice visione. Il cartellone messo a punto da Finardi prevede altre 3 date: Claudio Baglioni, appunto, Simone Cristicchi e Stefano Bollani.

C’è il Finardi musicista, dicevamo, che apre la serata intitolata “dal Profondo” con un tributo a Fabrizio De André – Il ritorno di Giuseppe – e alterna alcuni dei brani più intimi del suo repertorio – Le ragazze di Osaka, Non è il cuore, Extraterrestre, Dolce Italia – a piccole gemme prese in prestito dai cantori che l’hanno ispirato o semplicemente colpito: Hallelujah di Leonard Cohen e Ave Maria Fadista di Amalia Rodrigues.

C’è il Finardi maturo, che attraverso musica e parole ha provato a sistematizzare piccole e grandi schermaglie della vita pubblica e privata, dall’amore verso i propri figli di Amore diverso alla paura per la guerra di Mezzaluna. C’è il Finardi bambino, che di fronte alla ferita che illumina la fredda Grave non può fare a meno di commuoversi: suonare in questo luogo dove il tempo s’è fermato rievoca i suoi sogni di bambino, il ricordo del padre che più volte l’ha portato al centro della terra attraverso le dischiuse labbra della terra pugliese.

C’è, infine, il Finardi uomo. Semplice, affabile e disponibile. Sorridente quando nel bel mezzo del concerto fa un po’ di confusione con la scaletta, scherza sul ricordo della madre – “Parlava con Shel Shapiro” – e sull’inutilità del siparietto che anticipa il consueto bis – “Con questa umidità, meglio restare il palco e suonare un pezzo in più che scendere e mimare l’inaspettato rientro”. Il Finardi che decide di devolvere il 30% dei proventi della rassegna al mantenimento dell’intero parco delle Grotte. “L’amore è fatto di gioia ma anche di noia” ma è certamente puro se ciò che lo alimenta sono occhi da bambino, benché lo scalpo sia ormai imbiancato dagli anni.

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

Redazione
Redazione
#raccontiamolapuglia. Quotidiano online indipendente di carattere generalista con un occhio particolare alle tante eccellenze della nostra regione.

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img