HomePoliticaNoTriv, i comitati in presidio in Fiera per mantenere alta l'attenzione

NoTriv, i comitati in presidio in Fiera per mantenere alta l’attenzione

Non soltanto i referendum, ma una vera e propria azione comune, tra le sei Regioni meridionali che hanno deciso di fare fronte comune di fronte alla possibilità di un alleggerimento delle procedure per nuove autorizzazioni alle ricerche petrolifere nei nostri mari.

Questa mattina a Bari, in Fiera del Levante, si sono incontrati per concertare una strada in comune e dare corso a quanto stabilito lo scorso venerdì a Roma in sede di Conferenza delle Regioni.

Insieme alla Basilicata e all’Abruzzo, la Puglia ha già calendarizzato il Consiglio Regionale (per il 22 settembre prossimo) nel quale discuterà di proporre, i referendum abrogativi di parte dell’art. 35 del Decreto Sviluppo e dell’art. 38 dello Sblocca Italia. I quesiti riguardano la semplificazione e velocizzazione delle procedure autorizzative per le trivellazioni petrolifere e il recupero di alcune prerogative riconosciute dalla Costituzione alle Regioni.

“Mai come in questo momento – sostengono in una nota congiunta Comitati, Associazioni e Movimenti pugliesi  e non, contro le trivellazioni – in cui lo straordinario lavoro dei tanti comitati sparsi per l’Italia ha reso questi obiettivi parte integrante delle agende politiche delle Regioni, l’unità e la coesione dei movimenti deve ripetere costantemente alle istituzioni politiche di riferimento quanto tali azioni concrete sul tema trivellazioni siano considerate, dai territori, cruciali per la strutturazione di un rapporto di fiducia”.

Anche per questo i comitati ed i gruppi attivati hanno organizzato un presidio in Fiera del Levante, davanti all’ingresso Italo-Orientale.

“Siamo disponibili – sottolinea Silvia Russo, portavoce dei Comitati – a ricomporre e a garantire un dialogo franco e corretto con tutti, ma pronti anche a un duro confronto con le istituzioni, nel caso in cui la scadenza del 30 settembre dovesse prospettarsi di trascorrere invano”.

Ma cosa prevede, nello specifico, la normativa nazionale che tanti problemi e tante criticità sta trovando nelle nostre regioni?

Il decreto “Sblocca Italia” e la sua successiva conversione in legge consente di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche ad una intera categoria di interventi senza che vengano individuate le priorità e che venga chiarito il piano delle aree, come previsto dalle leggi vigenti, e senza che si applichi la Valutazione ambientale strategica (Vas). Inoltre toglie alle Regioni competenze sulla Vas facendo sì che sia il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (Mattm) a concedere ogni tipo di autorizzazione e concessione.

La Puglia ad oggi è una delle regioni nel mirino dei petrolieri. Ben 9, infatti, dei 12 permessi di ricerca iscritti in Gazzetta Ufficiale e rilasciati dal Mattm riguardano le nostre coste, dell’Adriatico e dello Ionio.

La stessa fase di prospezione, che vede l’utilizzo della tecnica denominata “Air Gun“, risulta già essere altamente impattante sull’ambiente, con danni alla flora e alla fauna marina, e assolutamente pericolosa considerando che alcuni dei siti scelti dalle multinazionali del petrolio vedono la presenza, nel fondale, di ordigni bellici della seconda guerra mondiale e del conflitto nell’ex Jugoslavia, come dimostrato dalle mappe nautiche della Marina Militare.

La Puglia non vuole vivere un futuro che per la Basilicata è già un presente ma non vuole muovere un movimento No Triv “non nel mio giardino” ed è infatti per questo che le richieste non riguardano solamente le nuove concessioni sbloccate dal Mattm bensì anche la revoca dei permessi concessi all’Eni dall’amministrazione Vendola per il potenziamento della raffineria di Taranto, permesso volto a lavorare più grezzo estratto dalla zona di Tempa Rossa in Basilicata, pericolosamente vicina, peraltro, ad un’area naturalistica.

 

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Redazione
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