Omicidio stradale, ma cosa bolle in pentola?

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Le cifre, sia pure in lieve calo rispetto a qualche anno fa, restano altissime ed inaccettabili. In Italia ogni anno oltre 4.000 persone perdono la vita in seguito a scontri stradali.

Si può stimare che almeno un terzo di questi sia riconducibile ad una fattispecie ben precisa e determinata: l’omicidio stradale (fonte Istituto Superiore della Sanità). Per omicidio stradale si intende, comunemente, il comportamento che provoca la morte altrui a causa della guida sotto effetto di alcool o stupefacenti, non le morti e omissioni di soccorso causate da guidatore che era in grado di intendere e di volere.

Attualmente si tratta di una figura normativa che nel nostro ordinamento non esiste. Ad oggi, una guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe prevede l’applicazione, in caso di morte in seguito ad un incidente stradale, dell’omicidio colposo, che prevede una blanda pena detentiva e nessuna conseguenza, di fatto, per chi ha cagionato la morte.

Per anni, in Italia, si è molto discusso sul fatto che il reato non sia perseguibile con le norme dell’omicidio volontario o della colpa grave, ovvero che le pene dell’omicidio colposo sono troppe esigue se commisurate al valore di una vita umana persa e non in grado di esercitare una funzione che possa essere realmente deterrente. Le cronache, quasi a riprova di questa ipotesi, sono infatti ricche quasi con cadenza quotidiana di episodi di incidenti stradali causati da comportamenti che tranquillamente si possono catalogare come “criminali”.

Ad oggi in Parlamento è presente una legge di iniziativa popolare, predisposta attraverso un lungo lavoro di cucitura tra numerose associazioni sparpagliate lungo l’intero territorio nazionale. L’obiettivo è quello di introdurre nel nostro ordinamento il reato di omicidio stradale.

I punti essenziali sono quattro.

Nel caso di lesioni gravi o morte provocate da un guidatore di un veicolo che si pone alla guida in condizioni di ebrezza (tasso alcol superiore a 0,8 g/l) e/o sotto l’effetto della droga la proposta in sintesi implica innanzitutto l’applicazione di una fattispecie specifica di omicidio stradale.

Viene innalzata la pena prevista. Attualmente l’omicidio colposo prevede una reclusione (eventuale) tra i 3 ed i 10 anni. Con la nuova norma la reclusione varierebbe tra gli 8 ed i 18 anni, ed anche in caso di patteggiamento o rito abbreviato resta l’obbligo della misura restrittiva della libertà.

Il terzo aspetto riguarda le misure cautelari. Attualmente non sono previste. Dunque chi si rende colpevole della morte altrui a causa di un incidente stradale provocato da guida in stato di ebbrezza o droga attende il processo in libertà. La proposta di legge prevede l’arresto in flagranza di reato. Questa misura ha l’obiettivo di rispondere all’esigenza di chi lamenta la prigione per uno scippo e la libertà per chi uccide una persona sotto l’effetto di alcool o droga.

L’ultimo aspetto è amministrativo. Si prevede l‘ergastolo della patente per chi si renderà colpevole di omicidio colposo mentre era alla guida con alto tasso alcolemico o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Ritiro della patente anche in caso di omicidio colposo con più vittime o morte di una persona e lesioni di una o più lesioni.

E’ sufficiente? E come funziona la legge negli altri Stati? E le associazioni cosa dicono? Ed infine, c’è davvero la volontà politica di arrivare presto ad una legge? Sono domande a cui cercheremo di dare risposte nei prossimi giorni.

Leggi anche: Giustizia per le vittime della strada

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Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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