HomeCulturaSan Nicola, la rievocazione storica può e deve cambiare

San Nicola, la rievocazione storica può e deve cambiare

Leggere un libro o ascoltare una storia è uno degli esercizi mentali più grandi perchè libera la creatività; la mente inizia a costruirsi un suo contesto immaginifico all’interno del quale colloca personaggi e fatti oggetto della narrazione. Ovviamente questo comporta che ognuno si costruisce il suo mondo immaginario pur partendo dalla stessa storia, ed è il motivo per cui spesso, dopo aver letto un libro, la trasposizione dello stesso in un film  ci delude, quasi a metterci di fronte ad una realtà diversa che non accettiamo.

L’impresa dei sessantadue marinai che trafugarono le ossa di San Nicola nel 1087 [leggi QUI] fa parte del background culturale di ogni barese: si tramanda di padre in figlio ed così la narrazione ha generato nella mente di ciscun barese una propria sceneggiatura ed è proprio per questo che forse ho sempre avuto una idea di “corteo storico di San Nicola” diversa da quelle viste sin qui.

Senitre ieri sera per strada prima, e sui social poi, i commenti negativi di un po’ tutti [leggi QUI] mi ha in parte sorpreso. In effetti il corteo è apparso in un tono dismesso, un po’ cupo, sarà per il blackout voluto, sarà per l’assenza di trombe, cavalli e sbandieratori (che sono ormai parte portante dell’immaginifico della memoria collettiva barese), sarà anche che forse Rubini ha concentrato tutte le attenzioni sullo spettacolo sul sagrato della chiesa. La qualità e la bellezza dello spettacolo andato in scena in Basilica ha riequilibrato il giudizio complessivo dell’evento e ha soprattutto aperto uno spiraglio ad un cambio epocale ed è per questo che l’assessore alla cultura Silvio Maselli e il Sidnaco Antonio Decaro non devono rammaricarsi dei giudizi negativi e devono spingersi ancora oltre.

Vi debbo confessare che pur non essendo un cinefilo dei più esperti, adoro Rubini come attore e come regista e la scelta dell’amministrazione di affidare la direzione artistica al regista barese aveva generato in me una aspettativa notevole: “finalmente qualcuno che aprirà le porte del mio medioevo e lo metterà in piazza. Qualcuno che stravolgerà la rappresentazione, pur restando fedele alla storia”. La mia speranza è rimasta parzialmente disattesa ma al tempo stesso per la prima volta  si è visto, per i pochi fortunati che hanno trovato accesso, uno spettacolo di qualità. Infatti è evidente come, già scritto in precedenza, che l’evento di ieri vada diviso in due parti.

Ma dicevamo di un cambio epocale, di spingersi oltre. Adesso vi conduco nella mia personale visione della rievocazione storica della traslazione delle ossa di San Nicola .

Addio classico corteo

Ovvero, addio alla sfilata di figuranti che trasmettono poco o nulla soprattutto se vogliamo pensare ad un prodotto appetibile da tour operator e Tv. Proviamo, e mi rivolgo soprattutto a chi magari ha più competenza di me nel settore come l’assessore Maselli, a immaginare Bari come un grande set cinematografico a cielo aperto. Tre piazze-platee con dei veri maxi schermi. Tre rappresentazioni della traslazione: Il prologo (con la rappresentazione della vita del santo; La spedizione dei 62;  La festa.

Un vero e proprio spettacolo che si svolge in tre luoghi come ad esempio piazza libertà, molo San Nicola e Basilica. Con tempi televisivi di massimo due ore con tanto di pausa centrale e che venga affidato a società specializzate nella commericalizzazione del format televisivo in italia e all’estero anche per bilanciare le uscite che un tale progetto comporterebbe. Coinvolgiamo la Regione con i fondi del P.O. se possibile.

Addio Caravella

Se vogliamo attenerci alla storia, dovremmo applicarci nel difficile esercizio mentale di abbandonare la “Caravella” (difficle soprattutto per chi è vissuto sempre con questo falso storico nella convinzione che fosse la verità). La Caravella è così entrata nell’immaginario colletitivo come simbolo della rievocazione storica tanto da darne il nome: “andiamo a vedere la caravella” e addirittura diventato uno dei simboli di Bari.

Purtroppo, in molti si dispiaceranno, ma così non è. La caravella è una imbarcazione introdotta dai portoghesi nel 1441 e divenne famosa per la traversata oceanica condotta da Cristoforo Colombo (1492), va da sè che non poteva essere l’imbarcazione dei marinai baresi quasi quattrocento anni prima. I baresi se ne dovranno fare una ragione.

Mettiamoci comodi

Diciamo addio alla folla assiepata sui marciapiedi che non riesce a vedere nulla, servono gradinate quasi fossimo in tre piccoli stadi. Sfruttiamo la luce del sole, facciamo partire lo spettacolo nel tardo pomeriggio quando la luce consente di ammirare abiti e dettagli.

Diamo spazio ad attori e diamo loro una voce

I figuranti non bastano, facciamo comprendere a chi guarda per la prima volta la rappresentazione cosa sta guardando, di che si tratta. Produciamo anche delle audio guide per gli stranieri.

Sfruttiamo tutta la giornata

Immaginiamo una giornata che catapulti letteralmente lo spettatore, il turista, il cittadino nel 1087 con scene di vita dell’epoca sin dalla mattina con visite didattiche per le scolaresche o per i turisti. Facciamo iniziare prima l’evento. Anticipiamo di almeno una oretta, sfrutteremmo la luce del sole che consentirebbe di ammirare abiti e dettagli che di sera, con o senza luce artificiale, verrebbero persi.

Sono sicuro che anche questa idea potrebbe trovare scontenti e delusi come è successo con Rubini ieri ma, certamente, faremmo un salto di qualità nel tramandare la nostra storia, nel produrre qualcosa che possa attirare anche gente da fuori.

Siamo sicuri che Sindaco e Assessore non lascieranno sfuggire questa opportunità.

 

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Fabio Paparella
Fabio Paparella
Giornalista pubblicista dal 2008. Ha scritto per Cuore Impavido (periodico universitario), Puglia d'oggi e Puglia in che dirige dal 2009. Appassionato di Puglia e innamorato di Bari, dove vive e lavora come funzionario Anci Puglia. Fondatore dell'associazione Scritture digitali. Cerca qualcuno disposto a cambiare insieme lo stato delle cose...

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