HomeAmbiente e ScienzeAmbienteUomo di Altamura. A colloquio con Giorgio Manzi

Uomo di Altamura. A colloquio con Giorgio Manzi

Il Comune di Altamura, con il parere positivo della Soprintendenza, ha decretato vincitore del bando per la valorizzazione dell’Uomo di Altamura un progetto che prevede la rimozione del suo cranio, presentato dall’Università La Sapienza di Roma e dall’Università di Firenze, le quali avevano già iniziato a raccogliere dati e ad approfondire le ricerche in merito dal 2009. Siamo riusciti ad intervistare Giorgio Manzi, professore associato di Antropologia presso il Dipartimento di Biologia Ambientale de La Sapienza, direttore del Museo di Antropologia “G. Sergi” e del Polo museale Sapienza, grande personalità scientifica nel panorama italiano ed uno degli autori del progetto che sta facendo tanto discutere.

Professor Manzi, la polemica riguardante la possibile rimozione del cranio è accesa più che mai. Il Parco dell’Alta Murgia e l’opinione pubblica hanno preso una posizione piuttosto chiara e contraria all’attività da Voi pianificata. Come mai non avete chiarito pubblicamente la Vostra posizione?

In realtà ci sono state conferenze pubbliche ed interviste, in particolare nel 2013, a vent’anni dalla scoperta dell’Uomo di Altamura, in cui abbiamo esposto la necessità di studiare il reperto, un preziosissimo unicum di cui ancora sappiamo pochissimo. Poi è stato pubblicato il bando nel quale erano richieste delle figure professionali specifiche e per il quale, in Italia, per le nostre competenze e specializzazioni, solo io ed il professor David Caramelli, antropologo molecolare dell’Università di Firenze, risultavamo idonei. Il progetto di musealizzazione e valorizzazione dell’Uomo di Altamura prevede la riproduzione iperrealistica basata su studi molecolari e morfologici che ci permetteranno di conoscere l’aspetto, i “colori”, di quest’uomo e le sue proporzioni.

E per fare questo è necessario tirarlo fuori.

Sì, per poterlo fare bisogna portare via il cranio. Il reperto di cui parliamo è incastonato in una concrezione calcarea che nasconde punti cruciali riguardanti la morfologia. La calcite presente può essere eliminata virtualmente grazie ad una Tomografia Assiale Computerizzata, da tutti conosciuta come TAC: verrebbero scattate delle “fotografie” delle sezioni del cranio grazie alle quali, riconoscendo le diverse densità dell’osso e della calcite, si riuscirebbe a riprodurre la morfologia in maniera chiara e non distruttiva. L’immagine virtuale sarebbe poi stampata in 3D e adoperata per la ricostruzione iperrealistica ad opera dei paleoartisti. Non si può fare la stessa cosa con il laser scanner, tecnica già utilizzata per la grotta di Lamalunga, ma che restituisce solo le superfici, senza informazioni di altro tipo.

Rimuovere il cranio non significherebbe sottoporlo ad un cambiamento di microclima a cui potrebbe seguire il deterioramento dell’oggetto?

Naturalmente il tutto sarebbe svolto tenendo bene a mente i principi di tutela. Paradossalmente il cranio potrebbe essere più al sicuro al di fuori della grotta, in un apposito contenitore previsto nel progetto: durante uno dei sopralluoghi ci si è accorti che, dal momento della scoperta fino ad ora, il microclima è mutato. Avrà contribuito pesantemente a questi cambiamenti il progetto Sarastro dell’Università degli Studi di Bari, che aveva introdotto in grotta fari e telecamere per la teleosservazione, cui intero impianto fu smontato su disposizione della Direzione regionale, nel 2009. Non escludiamo, in futuro, con altri fondi, di realizzare una soluzione “ostensiva” per il reperto, simile a quella adottata a Bolzano per l’Uomo di Similaun.

Quali informazioni ricaverete dal cranio una volta estratto?

In realtà sappiamo pochissimo dell’Uomo di Altamura. Nel 2008 abbiamo prelevato un piccolo frammento di scapola con l’autorizzazione e il coordinamento della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia. Questo piccolo campione ci ha permesso una prima datazione, l’analisi del DNA mediante il quale abbiamo capito di essere di fronte ad un Neanderthal ed una iniziale analisi morfologica che ci ha portato a pensare sì ad un neanderthalensis ma di tipo arcaico. Ancora tantissimo andrebbe studiato di un reperto unico e così denso di informazioni che molto potrebbe raccontare dell’evoluzione dell’Uomo in Europa.

Una delle obiezioni sul Vostro intervento è l’irreversibilità.

Tutti gli scavi archeologici costituiscono un’azione irreversibile ed è per questo che, in questi casi, si agisce con cautela, attraverso ricognizioni e un’organica ed attenta raccolta della documentazione presente. È una questione di tutela, di valorizzazione e di rispetto del territorio che ospita il reperto.

In pratica le stesse finalità del Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

Il nostro intento è poter mostrare a tutti, non solo a coloro che possono accedere alla grotta, l’Uomo di Altamura, dargli un volto, poterne studiare e spiegarne l’importanza a tutti, in ambito pugliese, italiano ed internazionale.

 

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