HomeCronacaIl coronavirus e la bolla mediatica del panico

Il coronavirus e la bolla mediatica del panico

C’è più economia e PIL messi in ginocchio dal coronavirus, che non esseri umani. Giusta e sacrosante la prevenzione, lavarsi le mani, l’igienizzazione e le buone pratiche che si adottano verso qualsiasi malattia virale, ma “l’effetto epidemia” scaraventato dai media sui cittadini, è inutile – dannoso – falso in prospettiva – distorcendo soprattutto in modo compromettente le dinamiche sociali.

Il virus è più contagioso della SARS ma meno mortale, infatti quest’ultimo ha procurato decessi nel 9,6% dei casi, mentre il coronavirus “solo” nel 2,3% degli infettati. Secondo le autorità cinesi nei giorni scorsi 7.862 persone sono totalmente guarite “dall’epidemia”. La maggior parte di chi è deceduto era anziano o soffriva altre patologie.

Questo, non per sminuire il valore della vita umana – ci mancherebbe – ma razionalmente quanti ci lasciano per gli effetti collaterali di una polmonite?

Solo che non lo vediamo al TG e allora siamo più tranquilli.

Sempre secondo un rapporto cinese diramato nei giorni scorsi, nell’80,9% dei casi la malattia è stata diagnostica con sintomi “leggeri”. Negli ultimi quattro mesi su 19 milioni di cittadini USA che hanno contratto l’influenza stagionale, sono morti in diecimila. Ma questo non crea panico né caos, il pericolo è già collaudato nelle nostre menti, nel nostro sistema sanitario, e soprattutto non è appetibile per i media, quindi “non esiste”.

Tutto ciò però funziona ed ha un senso per un mercato, quello della speculazione e della guerra commerciale contro la Cina. Abbiamo potuto saggiare immediatamente i rincari del 650% dell’Amuchina gel o del 1.700% delle mascherine protettive da viso. Nonostante Angelini Pharma, produttrice del gel, ha spiegato in una nota che hanno esclusivamente aumentato la produzione e non rincarato i prezzi, sugli store di e-commerce i distributori hanno reso i disinfettanti più ambiti di una coppa di champagne.

Non è finita mica qui però, mentre la bolla mediatica – speculativa si sgonfierà, come sempre, passando alla prossima epidemia da TV, ovviamente nel frattempo arriverà un miliardario vaccino in soccorso.

Ed è proprio dagli USA (acerrimi nemici della Cina) che arrivano “rincuoranti” notizie. Moderna, una società farmaceutica di Cambridge, ha affermato di essere vicina al primo vaccino, inviato all’Istituto di sperimentazione clinica (Nih) che per la fine di aprile inizierà la sperimentazione sugli uomini. Tuttavia l’antivirale non sarà in commercio prima del 2021, e allora nel frattempo moriremo tutti?

Non proprio. Sono interessanti le dichiarazioni dell’immunologo Anthony Fauci (a capo del Nih): “È possibile che la diffusione del coronavirus diminuisca durante i mesi più caldi, ma che poi ritorni il prossimo inverno e diventi un virus stagionale come l’influenza, rendendo utile un vaccino.”

Avete compreso? Non solo il virus andrà scemando, da sé, ma rientrerà in quello che era da principio, un tipo di influenza a regime, per cui servirà un farmaco – prima dalle quotazioni stellari – e poi via via di ordinario consumo. Come tutto il resto, fino alla prossima minaccia, ovviamente.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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