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Scuola, la protesta degli insegnanti: “Prima che precari siamo persone che rivendicano i propri diritti”

Nei giorni scorsi è stato approvato in Senato il Decreto Scuola che dovrebbe garantire nel migliore dei modi, secondo la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, la ripresa dell’anno scolastico a settembre. L’obiettivo è quello di salvaguardare il merito, la didattica e la stabilizzazione dei precari. Ma è sufficiente questo decreto per risolvere le difficoltà da sempre presenti nel mondo della scuola? I problemi della scuola sono tanti come la scarsa retribuzione economica dei docenti, una didattica sempre più debole, concorsi nozionistici e un precariato scolastico ammonito per abuso reiterato dall’Unione europea. Inoltre spesso si dimentica che dietro il precariato ci sono persone, giovani neolaureati con progetti, sogni da realizzare, tanti sacrifici e delusioni per diritti spesso negati. Tra questi l’ingiusta inapplicabilità dell’art 121 del Decreto Cura Italia che avrebbe dovuto garantire nel periodo di quarantena la continuità occupazionale per gli insegnanti precari.

A raccontarci la sua storia è Luigi Sofia, insegnante precario di 27 anni, fondatore del movimento “Molto più che precari”, nato per dar voce a tutti quelli che hanno perso il lavoro durante la pandemia. Luigi ha vissuto a Bari, laureandosi alla triennale di lettere moderne, trasferendosi a Pisa per proseguire gli studi. In questa emergenza Luigi, come tanti supplenti, ha perso il lavoro, ma da poco sta sostituendo un insegnante malato di coronavirus, facendo didattica a distanza ad un istituto tecnico e industriale di Livorno e farà la maturità senza aver mai visto di persona i suoi alunni.

Quali sono le difficoltà che gli insegnanti riscontrano durante l’emergenza Covid?

“Durante l’emergenza sanitaria noi insegnanti abbiamo avuto dei problemi con la convivenza di questa situazione. Il governo aveva previsto per i supplenti il rinnovo dei contratti attraverso delle proroghe che sarebbero durate fino alla fine dell’anno scolastico, previsto dall’articolo 121 del Decreto Cura Italia. Purtroppo, non sono state garantite le promesse che il ministero ha fatto ai supplenti e tantissime persone si sono trovate senza lavoro durante l’emergenza sanitaria. In questo modo è venuta meno  la continuità occupazionale, così come non è stata garantita la didattica per i ragazzi. Questo è accaduto perché molti titolari erano a casa in aspettativa da ottobre e quando le scuole hanno chiuso sono ritornati in massa, portando i supplenti ad essere licenziati. Si è creata una situazione spiacevole in cui molti precari, soprattutto quelli più giovani che non hanno mai lavorato in questi anni, si sono ritrovati senza neanche i giorni per chiedere la disoccupazione. La proroga dei contratti non è stata mantenuta e ha creato grande sofferenza per la categoria dei precari e dei supplenti. C’era un emendamento che avrebbe confermato l’articolo 121 del decreto Cura Italia, ma in Senato è stato affossato come altri emendamenti del Senatore Verducci nella discussione del Decreto scuola”

Attualmente, invece, qual è la tua situazione? 

“Sono stato abbastanza fortunato, in quanto mi sono  trovato in una situazione in cui il mio contratto non era stato rinnovato. In seguito mi hanno chiamato per una supplenza a Livorno in un istituto tecnico industriale per sostituire un mio collega malato di coronavirus. Ho dovuto iniziare la didattica a distanza senza aver mai conosciuto di persona gli studenti, una sfida complessa, considerando che a breve ci saranno gli esami di Stato. Tuttavia questa esperienza ha avuto risvolti anche positivi”

Cioè?

“La curiosità di conoscersi. La scuola è anche prossimità, dialogo e conoscenza. La scuola  è una scoperta. Dietro uno schermo purtroppo ciò non può avvenire, ma la distanza alimenta comunque la voglia di conoscersi. Questa mattina i ragazzi di quarta mi chiedevano “prof, la faremo una serata insieme?”, per me sarebbe bello conoscersi dopo aver affrontato le materie”

Perché hai scelto per il tuo gruppo il nome “Molto più che precari”? 

“Il precariato è un fenomeno che spesso avvilisce e mortifica le nostre vite. È una condizione  che margina le persone non solo da un punto di vista lavorativo, ma anche nel proseguo delle vite, nelle prospettive. Molto più che precari perché dietro a questa etichetta ci sono dei sentimenti, delle emozioni, paure nella condizione del precariato. L’incertezza di essere oggi in un posto, domani altrove. Spesso veniamo definiti come dei pazzi  perché andiamo sotto i post dei politici per chiedere maggior attenzione sui nostri diritti. Noi siamo persone che rivendicano dei diritti e soprattutto rivendicano anche una conoscenza che è quella di portare avanti una scuola pubblica”

L’emergenza Covid ha rafforzato fragilità già presenti nel sistema scolastico: il precariato, la crisi della didattica e il merito ai fini del ruolo. È sufficiente secondo te un concorso pubblico, basato sul nozionismo, per superare le difficoltà nella scuola?

“Secondo me, noi non abbiamo tanto bisogno di concorsi nozionistici, ma di percorsi abilitanti ordinari, possibilmente biennali. Ciò significa che lo stato dovrebbe prevedere in maniera sistematica e ordinaria dei percorsi che abbiano come fine non solo quello di certificare le competenze, ma soprattutto di formarle. Noi quando usciamo dalle università non siamo docenti formati per la professione. È chiaro che un test di valutazione delle nozioni è anche necessario, ma quello di cui  veramente avremmo bisogno non è tanto un concorso con procedure nozionistiche, ma di percorsi abilitanti ordinari, evitando soprattutto il pericolo di accumulare precariato e precari storici che poi ad un certo punto come è già successo in questi giorni richiedono delle istanze più che legittime “

Pensi che la preparazione per questo concorso, in questo periodo di emergenza, che dovrebbe dare stabilizzazione a tantissimi precari sia uguale per tutti?

“Io credo che questi concorsi, sia ordinario che straordinario, sarebbero dovuti essere  rinviati all’anno prossimo, con la riapertura, invece, delle graduatorie provinciali. Il problema degli insegnati in cattedra a settembre si sarebbe risolto sin da subito con le graduatorie provinciali. Inoltre personalmente ritengo che le quarantene non siano uguali per tutti.  Per prepararsi a questo importante concorso pubblico è necessario anche uno stato di salute mentale adeguato, oggi alterato  in quanto veniamo da una crisi epidemiologica abbastanza gravosa, ma anche perché mancano gli spazi per prepararsi, le biblioteche sono ancora chiuse. Quando è scoppiata la pandemia, invece, la Ministra Azzolina ha fatto tutto il contrario: ha chiesto scusa ai precari  per la riapertura delle graduatorie che sarebbero state rinviate all’anno prossimo, confermando invece i bandi dei concorsi ad agosto e ottobre. Una scelta scellerata che nei fatti lei stessa ha fatto passi indietro”

Ma molti sono stati i supplenti, da nord a sud, illusi e abbandonati, senza reddito e lavoro dall’articolo 121 del decreto Cura Italia che prevede la proroga dei contratti.

“Esatto abbandonati è la parola giusta. Non solo i docenti, ma anche il personale Ata. Tra insegnanti e personale Ata, in tanti abbiamo perso il lavoro durante l’emergenza. Adesso che il Decreto Scuola è stato votato in Senato e nei prossimi giorni andrà in Camera, saranno riaperte le graduatorie e noi faremo ricorso di urgenza in tribunale”

Qual è la tua denuncia in merito?

“Non sono state garantite le promesse che erano state fatte dalla ministra, non solo nella stesura dell’articolo, ma anche in Senato. Lei stessa ha dichiarato più volte che nessuno avrebbe perso il proprio posto di lavoro e che nessuno sarebbe stato lasciato solo. Lei stessa ha dichiarato che sarebbe stata garantita la continuità occupazionale a tutti i docenti e collaboratori scolastici. Quindi a promesse non mantenute, in vista della riapertura delle graduatorie  provinciali noi chiediamo non solo il riconoscimento economico, ma anche giuridico per quanto riguarda il punteggio. Per questo trovo necessario fare il ricorso. Abbiamo bisogno che venga fatta giustizia il prima possibile, affinché si inizi a mettere finalmente la scuola come priorità nell’agenda di governo”

In questi giorni sui social si sono formati tanti gruppi per denunciare la situazione di stallo nel mondo della scuola. Ritieni che questa unione di idee possa dare giustizia alla vostra categoria?

“Quella di questi giorni è stata un’ esperienza gratificante, abbiamo unito le forze e abbiamo fatto rete per il miglioramento della scuola nell’interesse non solo dei lavoratori, ma anche degli studenti. In una esperienza drammatica come quella della pandemia molte persone sole e in difficoltà hanno avuto la possibilità di sentirsi parte di una comunità. Per questo lo slogan “Molto più che precari”, in quanto noi siamo persone che sappiamo fare comunità  e agire collettivamente ed è questo il  messaggio deve arrivare al ministero: tutelare gli insegnanti, significa anche prendersi cura degli studenti”

La riapertura delle graduatorie provinciali può considerarsi quindi una vostra prima vittoria?

“Sì, un’ottima notizia, perché mettono fine al meccanismo della messa a disposizione, utilizzato particolarmente nel centro nord per reclutare personale scolastico. Mentre prima le scuole chiamavano gli insegnanti, adesso con le graduatorie provinciali i neolaureati non manderanno più il curriculum alle scuole, in quanto saranno queste a chiamare attraverso le graduatorie. Una buona notizia per i neo laureati e per coloro che aggiorneranno il punteggio”.

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Roberta Lobascio
Roberta Lobascio
Classe '90,laureata alla magistrale di scienze dell'informazione e editoriale. Appassionata di giornalismo: dal 2015 collabora con varie testate locali e blog culturali. Da sempre sostenitrice dell'informazione corretta, contro ogni manipolazione.

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