Il CBD e il THC sono le due sostanze principali presenti nella cannabis Sativa. Eppure, esiste un altro cannabinoide che non tutti conoscono ma che, secondo alcuni test scientifici, avrebbe proprietà paragonabili a quelle del più noto CBD. Stiamo parlando del CBG, cannabinoide presente soprattutto nella varietà Cannabis Sativa L, in cui la “L” è riferita allo scopritore della pianta, il celebre botanico Carolus Linneaeus. Ma cos’è il cannabigerolo e cosa ha scoperto la scienza a proposito di questa sostanza?

Le presunte proprietà del cannabigerolo

Nonostante il cannabigerolo sia presente nella canapa, è una sostanza priva di proprietà psicoattive, a differenza del più noto (e discusso) THC. Il cannabigerolo si comporta piuttosto come un precursore del THC e del CBD, sebbene la sua concentrazione differisca molto da una pianta all’altra. Se la maggior parte degli studi relativi ai componenti della canapa sono stati condotti sugli altri cannabinoidi in essa contenuti, del cannabigerolo si sa ancora molto poco. Le sole evidenze scientifiche sono quelle offerte da alcuni studi risalenti al decennio scorso e alla seconda metà degli anni ’90.

Le ricerche in questione, non suffragate da nessun test clinico su persone, affermano che il cannabigerolo non ha alcuna proprietà psicotropa ed è in grado di esercitare alcune azioni benefiche potenzialmente terapeutiche, comunicando con i recettori dei cannabinoidi presenti nel cervello umano. La scienza si sta interrogando circa la capacità di questo fitocannabinoide nel curare alcune patologie infiammatorie intestinali, determinate disfunzioni della vescica e il glaucoma. In relazione a quest’ultima opportunità terapeutica, è necessario sottolineare la capacità del cannabigerolo di allentare la pressione sanguigna endo-oculare. Inoltre, a questa sostanza sono state attribuite proprietà neuroprotettive, antibatteriche e antiossidanti; sembrerebbe anche in grado di stimolare l’appetito e bloccare i segnali dolorosi inviati dal cervello.

Davvero il cannabigerolo è un cannabinoide minore?

Il cannabigerolo, o meglio, la sua forma acida CBGA è il primo cannabinoide a svilupparsi all’interno della pianta di canapa. Ecco perché talvolta viene definito anche “la cellula staminale” della cannabis. Durante lo sviluppo della pianta, alcuni enzimi provvedono a convertire il CBGA in THCA, CBDA e CBCA. Terminata la raccolta delle infiorescenze, queste vengono essiccate e lavorate: in questa fase, la luce e il calore trasformano i cannabinoidi acidi nei loro equivalenti non acidi, ovvero in CBC, CBD e THC. Tale fenomeno è conosciuto come decarbossilazione, che consiste nella rimozione di un gruppo carbossilico. Poiché le piante essiccate offrono soltanto poche tracce di questo fitocannabinoide, soltanto di recente la scienza ha cominciato a focalizzare la propria attenzione sulle proprietà di questa sostanza e sull’uso che se ne può fare. Sembra sempre più probabile che la forte connessione presente in natura tra cannabigerolo e cannabidiolo possa ripetersi anche all’esterno della pianta e migliorare gli effetti benefici del secondo. Se così fosse, la medicina avrà trovato un ulteriore alleato nella cura di un’ampia gamma di malattie e disturbi.

 

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Redazione
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