HomeCronacaLecce, un clochard muore sotto i portici di Viale Otranto

Lecce, un clochard muore sotto i portici di Viale Otranto

Solo, di notte, come ogni notte. In mezzo alla gente che lo ignorava quasi completamente. E questa notte la morte. A pochi passi dal centro storico di Lecce un clochard è stato trovato senza vita da una volontaria che si prendeva cura di lui e da alcuni passanti.

Un indiano da qualche tempo in Italia, poco più di trent’anni aveva trovato riparo sotto i portici di Viale Otranto.

E questa mattina non si è più risvegliato. Inutile ogni soccorso. Il cuore del clochard aveva cessato di battere, attualmente senza alcuna causa precisa. Sul corpo non è stato trovato alcun segno di violenza è probabile che la morte del senzatetto sia dovuta a cause naturali.

Per l’assessore al Wefare Silvia Miglietta “Singh, Sony per i suoi amici, era conosciuto dai membri della comunità indiana, presso la quale ha in passato trovato sostegno e possibilità di impiego e l’offerta di un aiuto economico per tornare nel suo paese d’origine, che, a quanto riferitomi, ha declinato. Non era sconosciuto al Comune e alla rete delle associazioni caritatevoli della città, ma non fruiva abitualmente dei servizi di ricovero presso Masseria Ghermi o delle mense che sono presenti in città. Servizi dei quali puntualmente le persone senza fissa dimora vengono informate dal settore Welfare, anche con l’ausilio di Polizia Locale e Protezione Civile. E per fruire dei quali è necessaria la volontà dell’utente, oltre alla disponibilità degli Enti”.

“Sono profondamente dispiaciuta – ha commentato – per l’epilogo di una vita che sono certa tutti potevamo fare di più per riportare su un percorso diverso, e mi unisco al dolore della comunità Sikh e di quanti lo conoscevano. Mi dispiace che nei dibattiti sui social si affrontino con leggerezza drammi che nella quotidianità, in tanti casi, si preferisce ignorare passando avanti. La realtà, che oggi si rivela a noi in maniera così cruda, è che anche nella nostra città, come altrove, esistono persone che non riescono, per forti dipendenze da alcool o droghe, disabilità, psicosi ad immaginare un’alternativa, a scorgere una via d’uscita da un cammino che può condurre anche alla morte. Oggi siamo costernati, domani dovremo impegnarci tutti maggiormente per fare in modo che non accada più”.

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Redazione
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