“Non sono umile. A che servirebbe? Non lo sono perché per farcela in un mestiere come il mio devi avere l’arroganza dei condottieri. Devi credere e far credere al tuo produttore, ai tuoi attori, ogni volta, ad ogni film, che quello che vuoi portare sullo schermo, sia davvero il film che vale la pena realizzare. Ci vuole coraggio, grande confidenza in se stessi e soprattutto disciplina, razionalità, conoscenza dell’industria, conoscenza tecnica, lucidità, e tanta incoscienza. Un mix pericolosissimo”.
Comincia così il post Facebook di Gabriele Muccino, regista italiano che ci ha lasciato con “Gli anni più belli” nelle sale durante il periodo del primo lockdown. Muccino fa leva sulle qualità che servono per sfondare in questo complesso mondo artistico:
“Se avessi dato retta a certi consigli, i miei migliori film non li avrei realizzati. Quelle pochissime volte che ho ascoltato troppe ‘voci’ ho sbagliato. Un film in particolare non me lo perdonerò. Il regista è la figura più sola tra tutte. Solo con la sua scrittura, con i suoi fantasmi, solo con quella bussola nascosta e silenziosa che ti guida nelle mille scelte che fai ogni giorno rispondendo alle infinite domande a cui devi dare una risposta e che segneranno irreversibilmente quello che stai realizzando. Quella bussola spero sempre segni le giuste coordinate. Il talento cambia pelle, è silenzioso e illogico. Il regista è il più solo tra tutti coloro che ti circondano nella realizzazione di un film.”
Coraggio, istinto, e capacità di ascoltare la propria voce interiore, ovvero quel fiume che scorre per portarci al nostro intimo, personalissimo, risultato. Da cui dovremo imparare qualcosa:
“Resti solo quando le riprese finiscono e devi fare i conti con il film che hai inseguito e su come verrà ricevuto. L’impatto sul pubblico è sempre così imprevedibile. Quello con la critica spesso disarmante. Sei solissimo se i tuoi film non vanno bene e sei circondato di euforia e felicità quando riempiono le sale. Alla fine, sai che in quel momento, comunque vadano, i tuoi film non saranno più ‘tuoi’ ma del pubblico che, se li amerà, li farà propri. E quindi torni a casa, e in solitudine, inizi a pensare al prossimo. Perché solo così riuscirai a trovare una nuova visione febbrile, prima di ricominciare tutto daccapo, in una giostra che si confonde con la tua vita e la definisce.”
Un Cuore parla a un altro Cuore, non c’è altro modo di comunicare in empatia. Se non sentiamo noi per primi il fuoco ardere, non potremo accendere la scintilla negli altri.











