In Italia i dati sulla mortalità a causa dell’inquinamento atmosferico continuano ad essere drammatici. Secondo il rapporto dell’European Environment Agency (EEA) si stima che nel nostro paese muoiono ogni anno quasi 60.000 persone a causa dell’inquinamento atmosferico. Solo recentemente la sentenza della Corte Europea del 10 novembre ha sanzionato, non per la prima volta, l’Italia in merito alle politiche ambientali e, tra le principali cause, c’è anche l’emissione di CO₂. L’Eni, del 30% di proprietà statale, rappresenta una delle aziende italiane più inquinanti al mondo e il maggior emettitore di CO₂ in Italia. Nonostante le campagne di marketing e comunicazione dell’azienda si dipingano come green, nel suo piano d’azione 2020-2023 ha inserito di aumentare l’estrazione di idrocarburi dai giacimenti di cui sono proprietari. Ed è per questo che Greenpeace Italia ha deciso di intraprendere una campagna informativa importante sulle politiche inquinanti dell’Eni.
Anche i volontari di Greenpeace Bari, su iniziativa nazionale, hanno distribuito per tutta la città la riproduzione di una bolletta Eni con le informazioni sull’impatto delle attività dell’azienda sul clima del pianeta. Massimiliano Boccone, coordinatore provinciale di Greenpeace, ci parla di questa iniziativa e della petizione per chiedere all’azienda di investire nelle rinnovabili.
Massimiliano, come si sviluppa l’iniziativa della consegna delle finte bollette Eni?
“L’iniziativa è stata realizzata a livello nazionale, in moltissime città italiane. I volontari di Greenpeace hanno distribuito una riproduzione di una bolletta dell’Eni, da noi riformulata, per portare le nostre informazioni su quello che è l’impatto dell’azienda e delle sue attività sul clima del nostro pianeta. Eni è uno dei più grandi emettitori italiani di CO₂, nonostante faccia pubblicità per cui si proclama green, che divergono dalle reali attività aziendali che puntano sull’utilizzo di fonti fossili. Oltre al petrolio viene impiegato anche il gas che viene spacciato come amico del clima, ma in realtà è una fonte fossile che impatta come le altre. Anche a Bari abbiamo distribuito, rispettando la normativa vigente, e con la massima attenzione, la riproduzione di questa bolletta che abbiamo intitolato “La mia bolletta climatica” in maniera tale da poter dire quanto costa l’Eni al pianeta. Abbiamo riportato dati ufficiali come l’emissione annuale da parte dell’Eni che equivale a 537milioni di tonnellate di CO₂, mentre l’Italia ha emesso, invece, 428 milioni di tonnellate. Questa campagna di informazione ha un valore importante perché il 30% delle azioni dell’Eni appartengono allo Stato ed è, quindi, il diritto di ogni cittadino sapere come e quando l’Eni contribuisce alla crisi climatica”
Qual è l’obiettivo della petizione che avete messo in atto?
“La nostra petizione mira ad arrivare alle Istituzioni e chiede all’Eni cinque richieste ben precise. La prima è quella di fermare nuove ricerche di gas e petrolio. Eni è impegnata da sempre nel cercare nuovi giacimenti, per questo se è vero come dicono che vogliono fare una politica green, la prima cosa che chiediamo è fermare questa ricerca. La seconda è iniziare a diminuire da subito gli idrocarburi, in quanto nel loro piano d’azione 2020-2023 hanno inserito di aumentare l’estrazione di idrocarburi dai giacimenti di cui sono proprietari. Poi gli si chiede di abbattere le emissioni con la diminuzione e, man mano, l’azzeramento dei combustibili fossili. La quarta richiesta è di realizzare entro il 2030 almeno i 55 GW di rinnovabile, altrimenti quello che l’Eni dichiara sono soltanto bugie. Infine, l’ultimo punto è investire in green sul serio, non tramite derivati dell’olio di palma che fa il giro del mondo sulle navi cargo per poi arrivare nelle nostre raffinerie. La tecnologia oggi, ad esempio, consente di utilizzare combustibili sintetici provenienti da elettricità rinnovabili o possono essere trasformati in idrogeno verde”
Come si fa a capire che si tratta effettivamente di idrogeno “verde”?
“Se l’idrogeno si ottiene dalle fonti rinnovabili è eccellente, ma se lo ottieni bruciando petrolio non si è concluso niente. L’idrogeno è un vettore che serve per trasformare l’energia. Il problema è come viene creata l’energia che l’idrogeno sta trasportando. Si parla di Greenwashing quando si dice erroneamente che l’idrogeno è pulito, quando non è così”
C’è molta disinformazione in merito alle politiche Green?
“Questa disinformazione è voluta ed avviene sia in modi eclatanti, come le sponsorizzazioni di eventi pubblici, sia in modi più subdoli con la pubblicazione di report di dubbia origine, che servono a giustificare la non mutazione delle proprie politiche aziendali. Ad esempio, la reale riduzione dell’uso di plastica vergine delle principali multinazionali del settore è pari al 0,1% nell’ultimo anno, nonostante le numerose campagne finalizzate per creare una bella immagine “green” di queste aziende. Per questo bisogna lottare per fare vera informazione e noi continueremo a farlo. Un anno fa la scienza ci diceva che avevamo undici anni per dimezzare le emissioni globali di CO₂. É passato un anno e non si è ancora fatto nulla. Bisogna intervenire subito con misure importanti, perché siamo tutti attratti dall’emergenza sanitaria, ma non ci rendiamo conto che l’emergenza climatica è una problematica grave di cui non esiste un vaccino”
Quindi le bio raffinerie, presentate spesso come innovazione, come agiscono sul nostro clima?
“Trasformano l’olio di palma che arriva dal sud est asiatico, ci sono enormi territori che vengono disboscati per essere sostituiti con le monoculture di palma, portando a conseguenze disastrose. L’olio di palma estratto in Indonesia, caricato nelle navi cargo che a loro volta vanno a petrolio. Una volta che arriva qui l’olio di palma viene lavorato in raffinerie con altre emissioni per produrre un diesel di origine vegetale che bruciando emette altra CO₂. Ma la soluzione non è questa”
Allora, quali sono le soluzioni a cui dovrebbe rivolgersi la ricerca?
“La soluzione è investire nelle rinnovabili sia quelle esistenti sia nella ricerca di nuove o nel loro miglioramento. Con la ricerca si può rendere più efficiente le pale eoliche, i pannelli fotovoltaici, si possono inventare nuove forme di energia rinnovabili come dal moto ondoso dei mari, gestendo meglio la geotermia, migliorando il micro eolico e l’idrico. Ci sono tante strade per migliorare la produzione di energia. Solo lavorando con la ricerca si può davvero migliorare e concentrarsi sull’obiettivo di tutti: uscire velocemente dalle fonti fossili”.













![Lesione midollare toracica, 4 pazienti tornano a camminare [VIDEO]](https://www.pugliain.net/wp-content/uploads/2026/09/9w64-218x150.jpg)






