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Tap-Snam, per il Salento non ristori, ma investimenti con Cis e Recovery Fund

Non ristori ma investimenti. Cambiamo pure il nome di quello che dovrebbe essere riconosciuto al Salento come “effetto” dei lavori Tap-Snam a cavallo tra le provincie di Lecce e Brindisi. Ma a che punto è la concertazione e la procedura per avere davvero qeusti fondi? Quali saranno i progetti e che impatto effettivo potranno avere in termini di sviluppo ed economia sul territorio? Chi dovrà effettuarli? In quali tempi?

Conoscere le schede degli investimenti proposti con riferimento ai fondi Tap-Snam e statali avanzate dalle Provincie di Lecce e Brindisi, è la motivazione che ha spinto il consigliere Fabiano Amati a chiedereuna apposita audizione in IV Commissione.

Alla seduta sono stati invitati l’assessore allo sviluppo economico, il direttore del Dipartimento sviluppo e i presidenti delle Province di Lecce e Brindisi. Il primo, l’assessore Alessandro Delli Noci, non era presente per altri impegni.

Il direttore del Dipartimento Domenico Laforgia nel suo intervento ha parlato di vicenda complicata in cui la Regione ha avuto il ruolo di spettatore e mai nessun politico ha mai avanzato l’intenzione alla partecipazione. Ha proseguito dicendo che il progetto di realizzazione del gasdotto TAP è evoluto con forte contrasto, pervenuto da più parti ed è giunto ad ultimazione senza che nel frattempo la Regione avesse potuto fare una valutazione delle proposte di TAP e Snam.

Il direttore Laforgia ha sottolineato che la partita è stata gestita in modo schizofrenico dove il potere contrattuale della Regione si è ridotto al nulla e che adesso il Governo è l’unico che può riportare le aziende a fare degli investimenti.

Parliamo di aziende che hanno un fatturato di 1.500 milioni di euro annui che garantiscono in riferimento all’opera TAP un servizio di trasporto diretto di 10 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno dall’ Azerbaigian, il cui gas ormai raggiunge tutte le nostre case.

Il direttore Laforgia ha evidenziato che oggi non vi è l’intenzione di parlare di ristori per i territori, ma piuttosto di investimenti, ma al momento non è stato sottoscritto alcun contratto con il Governo per questa prospettiva.

Ma al contrario durante gli incontri che si sono svolti lo scorso 30 novembre nelle Prefetture di Lecce e Brindisi con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mario Turco, alla presenza dei presidenti delle Provincie e dei sindaci di Lecce e di altri comuni interessati, è stato definito il tavolo sugli investimenti, dentro il quale far confluire le risorse che potrà mettere a disposizione Tap, ma anche utilizzare lo strumento del Cis e i fondi del Recovery Fund per redigere un programma di sviluppo del Salento, condiviso e integrato.

Compito degli Enti locali avrebbe dovuto essere quello di inviare al tavolo delle schede progettuali con gli importi degli investimenti che sarebbero state valutate dalle società Invitalia e Investitalia.

Ad oggi, però, alla Regione non risulta ancora a conoscenza del contenuto di tali schede progettuali, anche se ha la conferma del loro arrivo sulla scrivania del sottosegretario c’è.

A confermare ciò sono stati il presidente della Provincia di Brindisi Riccardo Rossi ed il capo di gabinetto della Provincia di Lecce Andrea Romano, i quali hanno precisato che sono state inviate esattamente il 28 dicembre scorso.

Le richieste contenute nelle schede progettuali inoltrate dalla Provincia di Lecce ammontano a 280 milioni di euro in termini di investimenti che riguarderebbero 39 progetti che si svilupperebbero in azioni di rimboschimento, progetti sui siti Natura 2000, infrastrutture varie e scuole. Mentre la Provincia di Brindisi ha intesto estrapolare dieci proposte contenute nel CIS che interesserebbero interventi per 80 milioni di euro.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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