In piena emergenza tanti sono stati gli operatori sanitari assunti d’urgenza con contratti a termine dalle Asl pugliesi per far fronte alla pandemia, costretti a numerosi sacrifici, come per esempio i lunghi periodi di isolamento nei Covid Hotel lontani dai propri cari. E mentre vengono rappresentati in tutto il mondo come eroi il sistema pubblico sanitario li considera, invece, numeri. Il 31 gennaio i contratti a termine di molti operatori socio sanitari in Puglia sono scaduti creando molti disagi nei reparti rimasti scoperti in attesa di sostituti e alimentando il precariato nel sistema sanitario.
A raccontarci la sua storia è Sabina Dell’Olio, 36 anni, operatrice socio sanitaria che ha prestato servizio dallo scorso marzo nel reparto malattie infettive dell’ospedale Vittorio Emanuele II di Bisceglie. Sabina ha iniziato il suo lavoro con una chiamata d’urgenza a causa della mancanza di personale OSS e ha sottoscritto subito il suo contratto, giunto a scadenza a fine gennaio. Adesso Sabina, insieme ad altri suoi colleghi, è disoccupata, senza alcuna certezza per il proprio futuro: “È stato un anno complicato fatto di paure e di ansia, ci siamo trovati ad affrontare un mostro di cui non eravamo a conoscenza. – racconta Sabina Dell’Olio – Il 31 gennaio il mio contratto, alla pari di altri miei colleghi, è arrivato a scadenza. Fino alcuni giorni prima si parlava di una sorta di proroga tecnica che avrebbe garantito e consentito ai nostri sostituti di essere efficienti e pronti a lavorare nel reparto di sub intensiva Covid, ma questo non è accaduto. I reparti sono rimasti scoperti per otto giorni, creando molti disagi all’interno dell’organizzazione dei reparti. Credo che i primi a subire questi disagi siano stati i pazienti che necessitavano di una certa assistenza che noi abbiamo sempre garantito. E tengo a precisare che il nostro lavoro è stato sempre elogiato da tutti gli infermieri e da tutti i medici del nostro reparto. Non ci siamo mai sentiti degli eroi, molti ci hanno definito tali, ma in realtà non abbiamo mai voluto nessun premio, volevamo solo riconoscenza”.
Adesso nel reparto di subintensiva di Bisceglie sono arrivati i nuovi sostituti tra gli operatori socio sanitari che provengono dalla graduatoria concorsuale, a loro volta precari e con contratti a termine. “Da un paio di giorni sono arrivati i nostri sostituti. – prosegue l’operatrice sanitaria – Nonché altri Oss precari come noi, solo che loro provengono dalla graduatoria concorsuale che al momento della nostra assunzione non era stata ancora stilata. Siamo stati sostituiti da altri precari come noi che consideriamo colleghi. Ma non abbiamo nulla contro di loro, hanno giustamente risposto ad una chiamata. Noi ce l’abbiamo con il sistema, perché la graduatoria è stata annullata una miriade di volte. Però per il sistema e la politica non siamo più utili: improvvisamente, dopo un anno di lavoro, da eroi siamo diventati dei numeri inutili”.
La storia di Sabina è la storia di tante persone che, in Puglia e non solo, vivono in una condizione di precariato che, nonostante il merito e le qualifiche, toglie il diritto ad una vita dignitosa, ad un riconoscimento del proprio impegno e alla certezza di un futuro sereno. “La mia denuncia è il diritto al lavoro, rivogliamo la nostra dignità. Noi non siamo eroi, siamo persone, mogli, mariti, abbiamo figli, mutui da pagare, vogliamo lavorare. Siamo stati chiamati al lavoro con una chiamata d’urgenza. Ci hanno sottoscritto subito il contratto e, in ancora meno tempo, ci hanno sbattuto fuori. Siamo usciti molto provati, abbiamo indossato la divisa come se fosse una seconda pelle per noi, lo abbiamo fatto sempre a testa alta, con umiltà. Essere messi da parte lo trovo folle”.











