Il cronoprogramma per la realizzazione del Parco della Giustizia di Bari parla chiaro: non ci saranno interventi finanziati dal Recovery Plan per realizzare il nuovo polo del capoluogo pugliese, e soprattutto si parla di tempi ancora molto lunghi.
Il programma indica come tempi per la realizzazione del primo lotto del nuovo Parco, nella sede delle dismesse ex caserme Milano e Capozzi, tra non meno di sette anni. “Una tempistica inaccettabile di cui si è preso atto nel corso della Conferenza permanente: il 2028”. Lo dichiara il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari Giovanni Stefanì a margine della riunione con i vertici degli uffici giudiziari baresi.
La conferenza ha chiesto all’unanimità un commissario ad hoc e misure straordinarie “per addivenire – prosegue Stefanì – in tempi più brevi di quelli ipotizzati alla realizzazione del nuovo polo giudiziario barese. Sette anni per il solo primo polo: si tratta di un allungamento spropositato dei tempi a cui il foro barese non può sottostare. E’ giunto il momento che il tema venga posto al centro dell’agenda di Governo e, per questo, la commissione permanente ha richiesto formalmente al ministero di Giustizia di inserire il Parco della Giustizia di Bari tra le opere da finanziare prioritariamente con le risorse del Recovery Plan”.
Cosa che al momento non appare nei programmi di Ministero e Governo.
Lo conferma anche Francesco Paolo Sisto, uno dei due sottosegretari alla Giustizia del Governo Draghi. Per il parlamentare di Forza Italia “sono bastati pochi giorni di presenza costante al Ministero per comprendere che il futuro Parco della Giustizia di Bari è fuori dal Recovery Plan. L’Agenzia del Demanio, con nota del 3 febbraio scorso, ha infatti trasmesso il cronoprogramma dell’opera, così voluta e decisa dal Ministro Bonafede e dal Sindaco Decaro, individuando la fine del 2028 come data di consegna all’Amministrazione del solo primo lotto funzionale”.
La prima ovvia conseguenza è l’esclusione del progetto del Polo della Giustizia dal Recovery Plan. Ed il motivo è chiaro. Lo spiega Sisto: ”Poiché nel Recovery Plan il 2026 è il termine massimo per il completamento delle iniziative, ad oggi, a due giorni dalla scadenza della presentazione delle schede per i finanziamenti, Bari è fuori. Con i dirigenti e i funzionari del ministero, su incarico della Ministra Cartabia, sto cercando , in zona Cesarini, una soluzione che, mediante la semplificazione delle procedure, in virtù di una norma contenuta nello Sblocca Cantieri, possa consentire un iter più breve e utile ai fini del Recovery. L’esito del tentativo è ancora incerto, ciò che è, invece, certo è che la precedente gestione della vicenda rischia di tradursi nella lesione della dignità di una città e dei diritti fondamentali dei cittadini”, conclude.











