Questa affascinante biografia è come un libro di Salgari ma più potente dell’immaginazione perché con empatia e stupore si viene trascinati in un turbinio di eventi, di passioni che si consumano sotto il sole cocente del deserto, dove la sabbia logora il tutto impasta la bocca e gli occhi, mentre le vicende internazionali violentano le coscienze scaraventano gli uomini gli uni contro gli altri; eppure anche in questo tumulto la meraviglia e lo stupore segnano un percorso quello e di Amedeo Guillet (1909-2010).
Nato a Piacenza, discendente da una nobile famiglia, seguendo le orme del padre, colonello dei Carabinieri Reali; si iscrisse all’Accademia di Fanteria e Cavalleria di Modena all’età di 18 anni, diventa Ufficiale di cavalleria e dopo la guerra diplomatico italiano. Una biografia che merita di essere letta ed una storia che dovrebbe essere conosciuta. Edita in Italia da Rizzoli e nel Regno Unito da HarperCollins.
Il libro è scritto dal giornalista inglese Sebastian O’Kelly, il quale non solo conosceva bene la storia di Amedeo per vicende legate alla guerra ma ne era poi diventato amico e insieme visitarono l’Eritrea (su invito del presidente Isaias Afewerki) nel 2000.
Guillet, malgrado avesse un posto garantito alle Olimpiadi del 1936, parte per la campagna d’Etiopia. Il suo valore al comando di un’unità di cavalleria di truppe locali è riconosciuto, viene ferito e riceve una decorazione per le sue doti e coraggio. Rimessosi parte servendo con la 2a Divisione CCNN “Fiamme Nere” nella guerra civile spagnola distinguendosi nella battaglia di Santander.
Rientrato in africa il principe Amedeo, duca d’Aosta, chiede personalmente a Guillet malgrado fosse solo un tenente di assumere il comando del gruppo Bande Amhara, forte di 2.500 uomini, composto da reclute provenienti da tutta l’Africa orientale italiana. Appassionato arabista, Guillet ebbe rapporti personali con Italo Balbo, Mussolini, Vittorio Emmanuele III, Cesare dei Vecchi, Enrico Marconi.
La sua “Banda a cavallo”, conosciuta come “Gruppo Bande Guillet”, si distinse per i rapporti di lealtà con le popolazioni locali, tanto che lo stesso Guillet contravvenendo agli ordini spesso invece di uccidere il nemico lo arruolava o liberava.
Nel gennaio 1941, al fine di rallentare l’avanzata Britannica sulle truppe italiane in ritirata, con una strategia astuta a sorpresa ordinò alla sua cavalleria di attaccare con spada e granate le truppe corazzate e gli autoblindo inglesi. La sua popolarità dopo questo evento raggiunse l’apice, inglesi lo battezzarono “Cavaliere d’altri tempi”, “Lawrence d’Arabia italiano”. Nel Corno d’Africa durante questo periodo, nacque la leggenda di un gruppo di eritrei con eccellenti qualità di combattimento, comandati da un famigerato “comandante diavolo” Il Gruppo Bande Amahara lasciò sul campo 826 morti e più di 600 feriti dall’inizio della guerra, nessun disertore e la medaglia d’oro alla memoria dell’eroico Togni e come si evince dalle relazioni ufficiali dello Stato Maggiore Britannico, l’ammirazione del nemico.
Dopo la resa italiana dell’Africa orientale italiana, fuggì in maniera rocambolesca nello Yemen neutrale e nel deserto, quando era ormai esausto e disidratato venne salvato per miracolo da un mercante che lo credette un messaggero di Allah. Tornò in Italia nel settembre 1943, e come molti degli ufficiali realisti dell’esercito italiano prestò servizio con gli Alleati. Nel dopoguerra prestò servizio come ambasciatore italiano in Medio Oriente e India.
In questa mia breve dissertazione ometto per ovvie ragioni di spazio molti punti salienti di questa affascinante vicenda, che credo invece meriti di essere conosciuta.




















