HomeCulturaFrancesca Tandoi, la pianista con il jazz nelle vene

Francesca Tandoi, la pianista con il jazz nelle vene

Ha degli occhi meravigliosi, di una sfumatura tra il celeste e l’azzurro, e un talento straordinario che fa di lei una stella emergente nel variegato firmamento del jazz. Stiamo parlando di Francesca Tandoi, che venerdì scorso ha calcato il palcoscenico del teatro Forma di Bari per la stagione ‘Soundscapes’ dell’Associazione “Nel gioco del jazz”.

La pianista romana, classe 1984, ha cominciato giovanissima ad accostarsi al pianoforte, subito ispirata al jazz dai dischi che il padre le faceva ascoltare: punti di riferimento furono subito Oscar Peterson e Bud Powell. A 24 anni va in Olanda e studia al Conservatorio Reale dell’Aia e al Codarts di Rotterdam: nel 2014 esce il suo primo album e tre anni dopo il suo secondo disco è tra i primi 10 dell’anno per la rivista “Jazz Life”. Nel suo curriculum troviamo esibizioni su palchi prestigiosi in tutto il mondo, dagli U.S.A. al Giappone, alla Russia passando dall’Europa ovviamente, nonché collaborazioni di livello internazionale (Scott Hamilton, Lewis Nash) e nazionali (Bollani, Moroni, Marcotulli).

Se il punto di partenza di Francesca si può considerare lo swing, oggi lei è un’artista completa, capace di spaziare a 360 gradi sugli orizzonti del jazz: quando lo ritiene opportuno usa anche la voce. In apertura ecco “Bop Web”, brano che dà il titolo al suo lavoro del 2024, un omaggio a “BeBop” (del 1945) di Dizzy Gillespie; non chiamatela cover per carità: sarebbe blasfemo in ambito jazz, dove regna da sempre l’improvvisazione. A seguire la splendida “I’ll See You in my dreams”, un singolo uscito da poco, come “Hope”, che in studio è stato cantato da Becca Stevens. Classe e raffinatezza, non disgiunte da momenti di virtuosismo, si rivelano subito caratteristiche peculiari della pianista in un interplay particolarmente spontaneo e immediato. Sono frequenti e calibrati gli interventi al contrabbasso di Stefano Senni (marito di Francesca), con assolo complementari ed essenziali; dietro la batteria siede Pasquale Fiore, da Matera, uno dei più accreditati batteristi del nostro panorama. Il trio è la formazione preferita dalla pianista

La Tandoi ha impostato il concerto incentrandolo soprattutto sui brani di “Bop Web” e sulle anticipazioni di quelli che pubblicherà a giugno in “Song Book vol. 1”, nel quale suonerà accompagnata da un quartetto d’archi. Nei brani originali Francesca mira a innovare la tradizione coniugandola con il moderno mainstream.

Ed ecco la sognante e distesa “You and the Lake and the Moon”, una romantica ballad che rimanda al trio di Bill Evans; “Agua de beber” di Tom Jobim, la “Overjoyed” di Stevie Wonder in un arrangiamento sofisticato, “Ninaom” e “Right On” con assolo di batteria; “Lethargy, la nuova “Magic Three” e “When Do you Start”, da ascoltare e assaporare a luci basse sorseggiando brandy.

Un pubblico appassionato e attento, quasi ‘devoto’, ha seguito il concerto, accompagnando il “Good Night Blues” e meritando per il bis la cantabile “Wind Dance”.

“Mentre suono voglio emozionarmi e far provare agli altri ciò che sento io” afferma la pianista, e aldilà di quello che possiamo scrivere di lei, restano le emozioni che ci ha trasmesso.

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