A distanza di dieci mesi dalla sua uscita prevista e poi rimandata causa Covid, approda nei cinema italiani “Free-Liberi”, opera seconda del regista salentino Fabrizio Maria Cortese.
L’anteprima si è tenuta ieri sera presso il multicinema “Galleria” a Bari, preceduta da un incontro con il regista, Marco Marzocca, Martina Palmitesta e il fondatore della “Ismaele Film”, casa produttrice della pellicola con il supporto della Apulia Film Commission.
La storia è un cliche oramai collaudato nel genere della commedia on the road: Mirna (Sandra Milo), Rocco (Ivano Marescotti) e suo fratello Luchino (Enzo Salvi), Erica (Corinne Clery) e Babak Karimi (Antonio) sono cinque ospiti di una casa di riposo romana gestita da un prete (Tullio Solenghi) che ha il suo bel da fare per gestire le bizze dei suoi ospiti. La vita passata, con tutti i rimpianti e i ricordi felici, riaffiora costantemente nella mente dei protagonisti oramai quasi rassegnati a passare i loro ultimi anni lontani da qualsiasi possibilità di riscatto.
Un giorno Mirna, ex profuga jugoslava, scopre che il suo grande amore Dragomir è ancora vivo e si è rifugiato in Salento per scappare da un processo per crimini di gurra. Pianificata la fuga dalla struttura, la donna si ritrova in viaggio con i suoi compagni di terza età e dopo un rocambolesco viaggio si ritroverà finalmente con Dagomir. Ma le cose non andranno nel migliore dei modi: Dagomir sembra aver perduto la memoria, dei sicari sono sulle sue tracce e anche la polizia non sta con le mani in mano…
Non siamo al cospetto di “A spasso con Daisy”, “Le pagine della nostra vita” o “Prima di mezzanotte” ma, fortunatamente, neanche di “Fuga da Reuma park”.
“Free” è una commedia con tratti drammatici che strizza l’occhio allo spettatore grazie alla delicatezza con cui affronta la tematica della terza età ma con alcuni difetti non indifferenti. Se da un lato la veloce carrellata iniziale sui personaggi e sui comprimari ospiti della casa di riposo ci mette di fronte a quelle tematiche della vecchiaia come la regressione mentale, l’irascibilità o la rassegnazione, la successiva sincopata fuga e i relativi siparietti addolciscono tutto, regalando qualche sorriso sparso grazie soprattutto ad una Sandra Milo che, quando non sembra voler improvvisare ad ogni costo, risulta insieme a Marescotti come il vero valore aggiunto al cast.
La pellicola soffre di qualche calo di tensione sfociando talvolta in noia e in momenti o situazioni quasi superflui (tutta la storia del cinema di provincia che non vuole modernizzarsi è si una dichiarazione d’amore alla settima arte ma anche evitabile, pur volendo vederci anche qui una sorta di passaggio generazionale obbligato dal vecchio al nuovo). La figura dei due killer al soldo di Martina Palmitesta (brava, bella scoperta) è fin troppo caricaturale e stona con il tono complessivo della pellicola. Babak Karimi è semplicemente straordinario, gigioneggia tra il mefistofelico e lo spaesato fino al colpo di scena post titoli di coda, mentre Corinne Clery conserva la sua grazia e bellezza innata in ogni inquadratura, regalando una performance canora inaspettatamente dolce per quanto amatoriale.
Cortese è un cineasta che dimostra una padronanza notevole della macchina da presa, regalando le inquadrature migliori quando sullo sfondo compare la sua Puglia. La sceneggiatura zoppica ma è un rischio abbastanza calcolato per i film di genere corali. Tuttavia, certi dialoghi risultano frivoli ed evitabili e questo contribuisce a spegnere un po’ di quella verve di cui il film necessitava.
“Free” non sarà certo un capolavoro e non è destinato a rimanere nella mente degli spettatori a lungo, ma le premesse per una visione spensierata ci sono tutte. Cosa che, per spronare il pubblico a tornare a riempire le sale, non può altro che far bene.











