In liquidazione da 40 anni, con un regime che, di proroga in proroga, si trascina ormai da troppo tempo ed una crisi di liquidità gravissima.
Nel turbine degli omessi pagamenti alle aziende di Acciaierie d’Italia (ex Ilva) finisce anche l’EIPLI, l’Ente per lo Sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria di Puglia, Lucania ed Irpinia con sede legale a Bari, già in liquidazione dal lontano 2011, che continua a versare nell’immobilismo più totale, aggravato da una debitoria che fa tremare i polsi.
Intanto i 139 lavoratori rimasti in forza per effetto di pensionamenti (71 in Puglia, 15 in Campania e 53 in Basilicata) e che solo pochi mesi fa erano 154, sono sempre più in difficoltà nel garantire le attività istituzionalizzate che, a causa di una gestione commissariale in prorogatio per la trentanovesima volta, non è in grado di programmare un turnover e subiscono la paradossale assenza di liquidità dell’Ente.
Che, a sua volta, addita responsabilità al principale cliente – Acciaierie d’Italia – cui assicura un servizio di fornitura di acqua non trattata dal valore economico che consentirebbe di recuperare quella liquidità che oggi manca.
“Per quanto ci è dato sapere – spiega Antonio Gagliardi, segretario generale Flai Cgil Puglia, l’Ente irrigazione assolve la gestione di otto dighe, quattro traverse, le sorgenti del Tara e centinaia di chilometri di grandi reti di adduzione, con una capacità potenziale di accumulo, regolazione e vettoriamento di circa un migliaio di metri cubi di acqua all’anno, ma i lavoratori vengono considerati solo come ruota di scorta. Da tempo abbiamo notato un accanimento nel voler ridurre unilateralmente diverse indennità previste dal contratto nazionale ed oggi, per gli stipendi mancanti, facciamo fatica a credere alle difficoltà rappresentate in ragione della mancanza di liquidità se pensiamo che vi sono altri clienti importanti a cui è assicurata la fornitura idrica di acqua per usi industriali, per esempio l’AQP, i Consorzi di Bonifica, ecc”.
“Pensiamo sia giunto il momento – prosegue il segretario della Flai Puglia – che il MIPAF, Ministero che ha ruolo di vigilanza, intervenga per risolvere un problema che dura da quarant’anni, vale a dire dalla soppressione decisa nel 1979. Un record negativo che deve far indignare l’opinione pubblica e una politica assente per lo spreco di intelligenza delle risorse umane oltre che economiche, atteso che mancano gli stipendi ma si affidano incarichi per consulenze faraoniche ad esterni”.
“Non assisteremo inerti ad una situazione insostenibile fatta di vuoti e inosservanze di carattere normativo – conclude Gagliardi -. Chiederemo l’assunzione di impegni certi, non solo per salvaguardare i livelli occupazionali ma anche per assicurare al nostro territorio regionale e alle sue produzioni un livello minimo di programmazione che, per quanto attiene alla disponibilità della risorsa acqua, risulta fondamentale per il benessere delle persone e delle attività produttive”.











