Anche in Puglia dilaga la protesta del settore ittico. Aumenti dei costi dei carburanti e margini di profitto al momento inesistenti rendono, praticamente, inutile dal punto di vista economico uscire in mare per le battute di pesca. E quindi la barche rimangono in porto ed i pescatori incrociano le braccia. Anche i pescatori di Molfetta, tra marinerie più importati della Puglia, hanno dichiarato lo stato di agitazione per prmotestare contro il caro-gasolio.
“Abbiamo iniziato la protesta a inizio marzo, quando il costo del gasolio iniziava ad aumentare. Ormai la spesa è diventata insostenibile – ha sottolineato Francesco Minervini, vicepresidente nazionale di Federpesca e direttore di Assopesca Molfetta – . Riconosciamo che Governo e Regione si sono subito attivati con interventi come credito imposta, contributi a fondo perduto, fermo su base volontaria, ma questi interventi ancora non si sono concretizzati”.
Gli animi sono esasperati, tutte le marineria pugliesi stanno protestando, da Manfredonia a Gallipoli, perché andare in mare non potendo neanche recuperare le spese del gasolio è insostenibile.
“L’effetto dell’incremento del prezzo medio del gasolio – spiega in una nota la Coldiretti Puglia – si sta abbattendo come una tempesta sull’attività dei pescherecci già duramente colpiti dalla riduzione delle giornate di pesca. Fino ad oltre la metà dei costi che le aziende ittiche devono sostenere è rappresentata proprio dal carburante”.
“Con gli attuali ricavi la maggior parte delle imprese di pesca – spiega Impresapesca Coldiretti Puglia – non riesce a coprire nemmeno i costi energetici oltre alle altre voci che gli armatori devono sostenere per la normale attività. Di questo passo uscire in mare non sarà economicamente sostenibile”.











