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L’ombra dell’instabilità globale su Bari: il 65% dei cittadini invoca un’Europa più forte su Difesa ed Economia

In un panorama internazionale scosso da conflitti strutturali, fragilità macroeconomiche e repentine mutazioni geopolitiche, la percezione della sicurezza tra i cittadini pugliesi appare sempre più incrinata. La risposta a questa incertezza diffusa, tuttavia, non si traduce in un ripiegamento isolazionista, bensì nella richiesta di una governance sovranazionale più incisiva, capace di blindare asset strategici cruciali per l’economia e la stabilità del Mezzogiorno.

Secondo la nuova ricerca “Instabilità globale. Europa sotto esame”, condotta da Changes Unipol in collaborazione con Ipsos, ben il 65% dei baresi auspica una riforma profonda dell’Unione Europea, reclamando un trasferimento di poteri decisionali e un netto rafforzamento del ruolo di Bruxelles in tre ambiti strategici interconnessi: economia, difesa e politica estera. Un dato che fotografa una comunità locale consapevole della complessità globale e desiderosa di scudi protettivi più ampi rispetto ai soli confini nazionali.

Tra vulnerabilità e pragmatismo: il report Changes Unipol-Ipsos

L’analisi dei dati rivela un quadro sfaccettato e privo di idealismi. La spinta verso una maggiore integrazione comunitaria, caldeggiata dal 34% del campione locale a fronte di un esiguo 21% che preferirebbe una restituzione di sovranità agli Stati membri, non nasce da un’adesione fideistica al progetto europeo, bensì da un lucido pragmatismo geopolitico. Attualmente, infatti, il sentimento prevalente verso l’UE è venato di diffidenza: il 39% dei baresi percepisce l’appartenenza all’Unione come un elemento che aumenta la vulnerabilità del Paese, mentre solo il 21% la considera un’autentica fonte di sicurezza.

Questa sensazione di fragilità si addensa attorno a tre precise direttrici strategiche nazionali e locali:

  • Approvvigionamenti energetici e materie prime: Considerati una criticità dal 43% degli intervistati (contro il 17% che vi vede un fattore di tutela comunitaria), un tema che tocca da vicino una regione come la Puglia, hub energetico strategico e naturale testa di ponte per il Mediterraneo.

  • Influenza internazionale: Il 43% ritiene che l’attuale assetto europeo limiti o non valorizzi il peso dell’Italia sullo scacchiere globale, mentre solo il 21% esprime una valutazione positiva.

  • Stabilità e crisi finanziarie: Il 37% evidenzia i limiti protettivi dell’Unione sul tessuto economico, a fronte di un 19% di fiduciosi.

Le priorità per la Puglia: autonomia strategica e competitività nei mercati

La declinazione pugliese di questa indagine offre spunti di riflessione cruciali per la classe dirigente ed economica del territorio. La risposta all’insicurezza energetica e produttiva viene individuata nell’autonomia strategica: il 39% dei residenti a Bari indica come priorità assoluta per la sicurezza europea il raggiungimento dell’indipendenza su energia, materie prime e farmaci. La richiesta rislette pienamente la sensibilità di un territorio che negli ultimi anni ha investito massicciamente sulla transizione ecologica, sull’idrogeno e sull’attrazione di filiere industriali innovative nel settore chimico-farmaceutico.

Al contempo, il 26% dei baresi mette l’accento sulla necessità impellente di potenziare la competitività economica dell’UE nei confronti dei colossi globali, in primis Stati Uniti e Cina. In un’economia locale fortemente esposta all’export agroalimentare, al manifatturiero specializzato e alla logistica marittima come quella della terra di Bari, la solidità dei mercati europei rappresenta la prima linea di difesa per le imprese pugliesi.

Inflazione e timori generazionali: il peso del caro vita

A condizionare l’opinione pubblica non sono soltanto le grandi manovre diplomatiche, ma soprattutto le ricadute quotidiane dell’inflazione. Le preoccupazioni economiche restano il driver principale del malessere: il caro vita emerge come il principale fattore di inquietudine per il 62% dei rispondenti. L’erosione del potere d’acquisto condiziona pesantemente le risposte, amplificando la percezione di un contesto instabile e privo di tutele reali per le famiglie.

Accanto alle dinamiche finanziarie, emerge un dato sociologico singolare: il 31% dei baresi esprime il forte timore di future limitazioni alla libertà di viaggiare e spostarsi. Questa preoccupazione si distribuisce in modo uniforme tra le diverse generazioni, segnalando quanto il diritto alla mobilità globale – sia per ragioni di turismo che di mobilità lavorativa e studentesca, storicamente rilevante per i giovani pugliesi – sia ormai considerato un valore identitario non negoziabile.

La geografia dell’insicurezza e il ritorno ai presidi di prossimità

Lo studio Changes Unipol-Ipsos traccia infine una vera e propria mappa psicologica dell’insicurezza. Il 42% dei baresi dichiara di non sentirsi al sicuro in Italia, percentuale che sale al 46% se lo sguardo si allarga all’Europa e che tocca un picco drammatico del 73% quando si considerano i contesti extra-UE.

In questo clima di incertezza generalizzata, la fiducia dei cittadini tende a polarizzarsi verso due estremi: le istituzioni operative di prossimità e i grandi patti di difesa militare. Il 64% dei baresi individua nella Protezione Civile e nelle Forze dell’Ordine i punti di riferimento più solidi e affidabili in caso di crisi, prediligendo la concretezza dell’azione sul territorio e il valore del presidio fisico.

Sul piano internazionale, il 50% si affiderebbe alla NATO come garante della sicurezza militare. Più frammentata e tiepida, invece, la fiducia riposta nello Stato italiano, nella stessa UE e nelle autorità locali, che raccolgono il consenso di circa 4 baresi su 10, evidenziando una delega protettiva multilivello ma priva di un baricentro istituzionale unico.

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