Sì delle Commissioni II e VI al nuovo assetto organizzativo dell’Arpal che con la sua riforma, se e quando vedrà la luce, sarà guidata da un consiglio di amministrazione, da un presidente, un direttore e sarà nominato anche un collegio dei revisori.
Passa quindi la proposta dei Popolari con Emiliano che hanno presentato un emendamento alla proposta originaria di tre esponenti del Partito democratico e di un consigliere del gruppo misto. Un dibattito tutto interno alla maggioranza di Michele Emiliano sulla governance dell’Agenzia regionale e sul cambiamento della stessa, con al centro la figura dell’attuale amministratore unico Massimo Cassano.
La proposta di legge emendativa approvata, così come si legge dalla relazione, “intende intervenire sull’assetto organizzativo della Agenzia, distinguendo tra gli organi di vertice: l’organo più propriamente strategico politico, nel presidente e nel Consiglio di amministrazione e quello intermedio rappresentato dal direttore, con compiti di raccordo con le strutture operative. Questo in un’ottica di efficienza ed economicità dell’attività amministrativa”.
Per i consiglieri proponenti a cercare di mettere i bastoni tra le ruote alla riforma è stata la minoranza. “Quasi ci siamo per la riforma dell’Arpal. Ma che grande fatica contrastare il sostegno al DG, spesso surrettizio, della minoranza. Una sequenza di richieste di rinvio dei lavori, per fortuna bocciate, sulla base di motivazioni prive di pregio tecnico e probabilmente funzionali, per la veemenza dei modi, a mantenere in carica l’attuale dirigenza”.
“In ogni caso – sottolineano – è importante il voto di oggi in Commissione perché allinea la volontà del Consiglio regionale ad auspici di buona gestione dell’agenzia, messi pesantemente in discussione dall’attività svolta sino ad oggi”.
Dal centrodestra a stretto giro risponde Vito De Palma: ““All’asfittico esercizio della politica ‘contro’ qualcuno abbiamo sempre preferito quello della politica ‘per’ qualcosa ed è per questo che non potevamo condividere la bontà della ratio sostanziale della legge sull’Arpal. E’ vero: l’agenzia regionale per il lavoro necessita di una riforma perché i risultati sono insufficienti rispetto alla missione che doveva portare avanti. Ma la proposta dei colleghi di maggioranza (o meglio: dell’opposizione interna alla maggioranza) era orientata solo e soltanto ad un cambio dell’attuale governance. Ora, non spetta certamente all’opposizione ‘difendere’ il vertice dell’agenzia, ma una legge resta nel tempo e i suoi effetti si esplicano negli anni: è una cosa seria, non uno strumento da utilizzare per ‘tagliare una testa’. Nell’impianto normativo proposto, infatti, manca del tutto un elemento che chiunque di buonsenso ritiene imprescindibile, se l’intento è quello di rilanciare l’agenzia: una nuova linea d’azione. Mancano dei nuovi obiettivi, manca una nuova strategia per restituire smalto ad un’attività di promozione delle politiche occupazionali. L’unica preoccupazione dei proponenti era azionare una ‘ghigliottina’ e legiferare, per noi, è una cosa seria: ci sono ben altri strumenti per imporre alla Giunta regionale la sostituzione di una singola persona senza strattonare la legge. Perché se poi proprio ci tenevano, i colleghi avrebbero potuto votare le varie mozioni presentate dall’opposizione per il cambio al vertice dell’Arpal, ma non l’hanno fatto…”.
Insomma, nodo politico della questione è e resta Cassano, attuale vertice dell’Agenzia mai digerito da parte della maggioranza che regge il governo di Michele Emiliano, ma sempre dal presidente difeso a spada tratta.











