Una grossa tegola cade sul progetto per la realizzazione del nuovo Ospedale della Bat ad Andria. I fondi stanziati per la sua realizzazione certamente non basteranno, ed è un grosso problema reperire ulteriori risorse. Un progetto che, nato zoppo, rischia di non vedere mai la luce, anche dopo aver già speso ed impegnato milioni di euro in progettazioni, tavoli tecnici e pianificazione territoriale.
Fino ad oggi sono stati stanziati, e sono disponibili, 130 milioni di euro. Ma certamente ne serviranno di più. Come minimo il doppio per far partire il bando, e poi è prevedibile che ci sia bisogno di ulteriori stanziamenti in corso d’opera.
“Siamo di fronte a un guaio da risolvere al più presto. Il procedimento di valutazione della progettazione è quasi completato e certamente non potrà essere pubblicata tempestivamente la gara d’appalto per i lavori. Il motivo consiste nella mancanza della completa dotazione finanziaria: alla dotazione iniziale di 138milioni occorre aggiungere un finanziamento di almeno 150milioni, così come emerso dalla progettazione e sulla base delle caratteristiche richieste per questo ospedale dalla programmazione regionale”.
Il commento è di Fabiano Amati, che sottolinea anche come sussistenza di questo problema era stata sollevata dalla Commissione in più di un’occasione e molti mesi fa.
Una questione che però è rimasta inascoltata e, soprattutto, irrisolta.
“L’intensa dialettica della Commissione – sottolinea Amati – con l’Assessorato alla salute, sulle questione dei finanziamenti CIPE di edilizia sanitaria e sulla programmazione europea 2021-2027, era motivata proprio dal consapevole intento di evitare il quadro problematico presentatosi oggi. Nessuno è infatti in grado di garantire la possibilità di poter assicurare il finanziamento necessario per bandire la gara entro l’estate o entro settembre, ritardando con ciò l’avvio di un’importantissima infrastruttura ospedaliera”.
“La Commissione non abbandonerà ovviamente l’argomento e a tal fine ho già disposto la convocazione della prossima riunione il 4 luglio. In quella data speriamo di registrare un quadro di fatti e idee molto più chiaro, pur constatando con dispiacere ritardi che con maggiore impegno si sarebbero potuti evitare”.











