In Puglia si trova più facilmente lavoro. Questo almeno stando ad esaminare i dati dell’indicatore trimestrale delle economie regionali (ITER) sviluppato dalla Banca d’Italia.
Una economia, quella della Puglia, che nel 2021 ha fatto registrato una crescita del 6%, dopo il forte calo dell’anno precedente dovuto alla pandemia.
E tra i dati più rilevanti c’è quello relativo al mercato del lavoro, con un aumento dell’occupazione dell’1,6%, riuscendo a recuperare quasi completamente i livelli pre-pandemia (-0,8% rispetto al 2019).
Ma di che lavoro si tratta? I numeri sono bugiardi, e così anche il lavoro, nella quasi totalità dei casi precario ed a termine. Secondo i numeri dell’Istat i precari in tutta Italia sono circa 3 milioni (3.077.000) alla data del 31 dicembre del 2021. Nel mese di gennaio per l’Inps sono stati assunti altri 503.158 lavoratori.
Ma sul totale dei nuovi lavoratori queste le variazioni percentuali tra il 2021 ed il 2020:
- +74% assunzioni intermittenti
- +49% contratti di somministrazione
- +46% contratti a tempo indeterminato
- +45% assunzioni in apprendistato
- +38% contratti a tempo determinato
- +35% stagionali
Le trasformazioni dei contratti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato nello stesso periodo di tempo sono state 86.000, in aumento rispetto al 2021 del 76% del periodo pandemico di lockdown.
Esprime la sua preoccupazione il Segretario Generale della Cgil Puglia Pino Gesmundo: “Come certifichiamo nella nostra iniziativa di oggi giovedì 16 giugno dedicata alla condizione occupazionale giovanile, in Puglia si trova ormai solo lavoro precario e a termine. In più anche per la bassa specializzazione dei settori produttivi trainanti e della stagionalità dell’occupazione che determinano, siamo di fronte a salari bassi e a oltre 80mila persone che in Puglia sono povere pur lavorando. Per questo diciamo che ogni investimento futuro, ogni progettualità, soprattutto legata a risorse pubbliche come i fondi del Pnrr e del Fesr-Fse, deve determinare un aumento della buona occupazione. Altrimenti saremo di fronte al paradigma di una crescita economica senza lavoro”.











