Proseguono le mobilitazioni delle aziende dell’Indotto di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, che si trovano al limite, e spesso anche oltre, della crisi aziendale.
Ieri mattina è stata la volta dei lavoratori della Lacaita, che chiedono il pagamento dei mancati stipendi. Dopo lo sciopero del 15 luglio di 8 ore con presidio davanti la direzione dello stabilimento siderurgico, i lavoratori insieme ai sindacati dell’azienda metalmeccanica (Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm) proseguono ed insistono nella loro protesta.
I sindacati parlano “di situazione ormai non più gestibile perché diventata drammatica anche per le famiglie”.
“La protesta avvenuta ieri dinanzi alla prefettura di Taranto ad opera dei lavoratori della ditta Lacaita è l’ennesimo grido d’allarme di una situazione da tempo insostenibile e per cui è improrogabile trovare soluzioni. L’indotto dell’ex Ilva continua a soffrire le gravi conseguenze di accordi disattesi e pagamenti sospesi da mesi. Un atteggiamento di pura indifferenza che denunciamo da tempo e che rischia di far chiudere imprese e gettare nel baratro centinaia di famiglie. È il caso della ditta Lacaita, che l’11 luglio scorso ha dovuto sospendere le attività e chiedere la cassa integrazione per oltre 70 dipendenti”.
Lo sottolineano Ubaldo Pagano e Marco Lacarra, deputati pugliesi del Partito Democratico.
“Acciaierie d’Italia e lo Stato devono assumersi la responsabilità di queste crisi e intervenire immediatamente. Abbiamo chiesto ai Ministri Orlando e Giorgetti, con un’interrogazione depositata questa mattina, di dare spiegazioni rispetto alla drammatica situazione che stanno vivendo centinaia di famiglie tarantine e di tutelare il lavoro di queste persone. Il tempo delle promesse è scaduto. Ora urgono risposte rapide e inequivocabili.”











