Da ieri ufficialmente Massimo Cassano non è più il direttore generale dell’Arpal, l’Agenzia Regionale per le Politiche Attive del Lavoro pugliese, dopo la pubblicazione sul BURP della legge approvata la scorsa settimana dal Consiglio Regionale che di fatto ha dichiarato la sua decadenza dalla guida dell’agenzia istituendo il Consiglio di Amministrazione e che da ieri, di fatto, è stata affidata ad interim alla commissaria Silvia Pellegrini, dirigente del dipartimento Lavoro della Regione.
Ma ieri Cassano ha continuano ad esercitare il suo ruolo, incontrando rappresentanti della Regione e sindacati in un incontro già programmato. Un suo discorso di commiato dove non sono mancate perplessità e dubbi sul futuro dell’agenzia e dell’illegittimità della norma che lo dichiara decaduto dal ruolo di direttore generale.
“La resistenza in carica del DG Arpal è ulteriore riprova della necessità della decadenza, che opera di diritto e per il solo fatto dell’entrata in vigore della legge. Non c’è bisogno di alcun provvedimento dichiarativo, presa d’atto o altri perditempo. Anzi, il DG che restasse in carica e continuasse ad adottare atti e frequentare le sedi, commetterebbe un abuso esponendosi alla nullità degli atti adottati e al reato di usurpazione di funzioni pubbliche. E naturalmente, chiunque lo consentisse, a cominciare dalla Direttrice del dipartimento subentrante, potrebbe ritenersi concorrente, nonché esposta all’ipotesi dell’interruzione di pubblico servizio”.
Lo dichiara Fabiano Amati, commentando le parole di Cassano.
“È sempre tutto difficile e attorcigliato quando si tratta del buon andamento della pubblica amministrazione, anche quando la legge si presenta senza alcun punto oscuro” conclude Amati, per il quale evidentemente Cassano si sta ponendo fuori dalla legittimità.











