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Storia: 7 novembre 1917 – 7 novembre 2022, oggi l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre

Da Francesco Violante, Segretario PCI Bari, riceviamo e pubblichiamo una nota sull’anniversario della Rivoluzione di Ottobre, iniziata in Russia nel febbraio 1917, che segnò dapprima il crollo dell’Impero russo e poi l’instaurazione della Russia sovietica.

Secondo Wikipedia: “Dopo il rovesciamento della monarchia, per alcuni mesi la Russia fu sconvolta da conflitti tra i partiti politici e dalla crescente disgregazione militare ed economica, e il Partito Operaio Socialdemocratico Russo (bolscevico) guidato da Lenin e Lev Trockij decise l’azione armata contro il debole governo provvisorio di Aleksandr Fëdorovič Kerenskij per assumere tutto il potere a nome dei Soviet degli operai, dei soldati e dei contadini”.

“L’insurrezione, avviata nella notte tra il 6 e il 7 novembre dell’odierno calendario gregoriano (24 e 25 ottobre del calendario giuliano) 1917 a Pietrogrado, si concluse con successo; i bolscevichi formarono un governo rivoluzionario presieduto da Lenin e furono in grado di estendere progressivamente il loro potere su gran parte dei territori del vecchio Impero zarista. La reazione armata delle forze controrivoluzionarie e l’intervento delle potenze straniere provocò l’inizio di una cruenta guerra civile che si concluse con la vittoria bolscevica nel 1922″.

Questa la nota:

“Da Vladivostok al Reno, nessun regime antecedente la guerra mondiale sopravvisse; dall’Indonesia a Cuba, dalla Spagna a Pechino e al Messico, movimenti rivoluzionari su modello sovietico sorsero «a illuminare tutta l’umanità», come scrisse un giornale turco. La sua sopravvivenza in Russia fu resa possibile dalla potenza del partito bolscevico organizzato da Lenin, dalla volontà di mantenere unita la Russia e dall’appoggio dei contadini, ma il valore universale dell’Ottobre è dato da una precisa concezione filosofica dell’uomo, della storia e della democrazia socialista. Pensata la determinatezza economico-sociale, Lenin concepì infatti il mutamento della condizione umana come conseguenza di una prassi intrisa di questa consapevolezza.

Democrazia socialista è dunque costante partecipazione di ciascuno alla vita sociale tramite il lavoro, le proprie esperienze, la propria esistenza spirituale e materiale: l’operare comune, la partecipazione sono gli aspetti fondamentali della continua auto-creazione sociale di uomini e donne, della loro emancipazione, della loro liberazione. Questo sforzo filosofico ha aperto orizzonti inediti per l’umanità: come la rivoluzione francese ha reso universali l’eguaglianza e l’inviolabilità della persona, così quella bolscevica afferma come universale il valore della liberazione dallo sfruttamento di classe.

Certo l’apertura di questi orizzonti avvenne anche tramite la violenza, ma non si è mai data distruzione di vecchie forme di vita senza che almeno inizialmente operi questo metodo, e nessuna classe ne è stata storicamente esente, compresa la borghesia rivoluzionaria francese. Certo furono commessi errori, sui quali riflettere: «gli eserciti sconfitti imparano molto», ammonisce Lenin dopo il fallimento del 1905. Il successo in Russia indusse la Terza Internazionale ad organizzare il movimento comunista come partito d’avanguardia leninista che superasse i limiti strategici dei partiti socialisti, ma le prospettive di una rivoluzione mondiale che il movimento avrebbe dovuto guidare si andavano rapidamente esaurendo, mentre si consumò invece una divisione permanente nel movimento socialista internazionale. Molti socialisti di sinistra rifluirono nel movimento socialdemocratico, e la strategia proposta dal terzo congresso del Comintern nel 1921, che faceva appello ai socialisti per un «fronte unito», era da essi giudicata tardiva. La linea del Comintern dipese successivamente in misura molto maggiore dalla politica interna al partito comunista sovietico guidato da Stalin rispetto alle istanze rivoluzionarie internazionali, e tuttavia la rivoluzione è stata l’argine invalicabile al nazifascismo e il punto di partenza della decolonizzazione democratica e di classe dei popoli oppressi dall’imperialismo lungo tutto il Novecento.

«Nuove condizioni esigono nuove forme di lotta», e gli arretramenti del movimento operaio dipendono in primo luogo dall’inadeguata preparazione delle forze e dalla mancata maturazione della crisi rivoluzionaria, ricorda Lenin. In questa temperie di studio ininterrotto delle condizioni di attuabilità dei principi rivoluzionari, nell’ottimismo della costruzione di una nuova consapevolezza individuale e sociale, nella possibilità di una nuova prassi risiede l’eredità irrinunciabile e l’irreversibilità storica dell’Ottobre rosso”.

Francesco Violante, Comitato regionale PCI Puglia – segretario PCI Bari

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