Forse non tutti avranno mai sentito parlare di Alfonso Maria De’ Liguori, un vescovo napoletano vissuto nel ‘700 e proclamato santo da Papa Gregorio XVI nel 1839. Eppure da piccoli abbiamo imparato a cantare una delle più famose canzoni Natale scritta proprio da lui, che, oltre che prelato, fu letterato e musicista. Riprendendo una sua composizione ideata a Deliceto in Capitanata, “Quando nascette ninno”, Sant’Alfonso creò “Tu scendi dalle stelle”, canto natalizio destinato a diventare internazionale.
Partendo da questa celebre melodia il fisarmonicista Ambrogio Sparagna ha compiuto un viaggio di ricerca nella musica religiosa del ‘700: un lavoro eccellente trasformato in un concerto, dal titolo “Fermarono i cieli”, che nel periodo natalizio ha fatto il giro delle sale e delle chiese. A Bari il concerto, organizzato dal Centro Interculturale Abusuan, si è tenuto nella Chiesa della Natività di Nostro Signore (indicatissima) nel quartiere periferico di San Pio.
E’ stato un modo originale e diverso per chiudere, domenica scorsa, “il tempo di Natale”, come ha sottolineato il parroco don Giovanni de Robertis. “Sono canzoni del presepe, nate in mezzo al popolo, – ha detto – canzoni dalla grande coralità che generano luce e speranza e fanno aprire i cieli”. Ed è grazie all’opera di Ambrogio Sparagna che queste canzoni sono tornate a vivere di nuova luce.
Sparagna è musicista ed etnomusicologo, con studi a “La Sapienza” di Roma con Diego Carpitella, e una ricca esperienza musicale (De Gregori, Dalla, De Sio, Lindo Ferretti, Branduardi, Cristicchi). Nel 2000 in occasione del Giubileo compose una “Messa popolare”; dal 2004 al 2006 è stato a pieno titolo maestro concertatore de “La notte della Taranta” e dal 2007 dirige l’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Torniamo al concerto. Ambrogio spiega al pubblico attento che ha affollato la chiesa l’importanza che avevano nel ‘700 i canti di carattere religioso: “Il Vangelo praticamente veniva cantato, perchè pochi sapevano leggere e molto valeva la tradizione orale”. Con queste parole si apre una serie di musiche ispirate ai presepi, ai Vangeli canonici e ai Vangeli apocrifi, tutte tratte dalla tradizione popolare. Sono tarantelle, ballate, valzer e ninne nanne. C’è “La spada di San Giuseppe”, il quale voleva uccidere la Madonna quando scoprì che era incinta e vide poi trasformarsi la sua spada in bastone fiorito di gigli dopo che si accorse del suo sbaglio nel giudicarla; e c’è la splendida ninna nanna a Gesù, “Fermarono i cieli”, perchè quando Gesù nacque i cieli si fermarono e il mondo restò immobile per alcuni istanti (secondo il Vangelo apocrifo di Giacomo).
Il coinvolgimento del pubblico è totale e pressochè costante: tutti a battere i ritmi ad ogni occasione propizia e tutti assolutamente muti nei momenti di esaltazione cristiana. Ad animare la serata oltre a Sparagna e alla sua fisarmonica ci sono Peppe Servillo, cantante degli Avion Travel ormai dedito a portare avanti progetti apparentemente lontani e divergenti; c’è Marco Iamele alla zampogna, strumento che rinuncia al suo consueto ruolo di protagonista per fare da accompagnamento, fino a risultare in alcuni momenti quasi un’orchestra. E c’è anche Ermanno Treglia, eccezionale e straordinario polistrumentista, che passa con disinvoltura dalle percussioni ai fiati, dalla ghironda al violino, non disdegnando anche interventi vocali. E Annarita Colaianni, splendida voce femminile popolana, si aggiunge e va ad arricchire la voce di Servillo. A metà concerto un assolo di cornamusa fuori dal consueto lascia la platea sorpresa e ammutolita: Iamele non stravolge, ma indica una strada nuova e diversa per uno strumento che può fare molto di più di quello che è nell’immaginario collettivo.
E quando arriva “Piva piva” i musicisti sfilano in processione fra i banchi fino al presepe allestito nella chiesa: grande momento di condivisione e di gioia.
Con i bis il dialogo con il pubblico si fa serrato: recitazione, improvvisazione, canzone tutto diventa esilarante. E si chiude in bellezza con i bambini invitati a suonare campanelle in segno di buon auspicio.
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