“Bisogna fare della propria vita come si fa un’opera d’arte”. Quante volte ci è capitato di citare con occhi sognatori e proiettati verso il futuro le parole del celebre poeta decadentista senza nemmeno accorgercene? Riassumere in poche righe la vita di uno dei personaggi più noti ed enigmatici del nostro paese non è semplice. Le sue opere e il suo pensiero hanno attraversato quasi due secoli per arrivare a noi, oggi, ancora attuali.
Numerose le etichette che hanno definito, nel corso degli anni, l’autore de Il Piacere e delle Laudi: l’ultimo degli umanisti, il nazionalista, il decadentista, l’organizzatore della beffa di Buccari, il fautore dell’impresa di Fiume, definita con un neologismo coniato dallo stesso D’Annunzio “vittoria mutilata”.
Interventismo politico, estetismo della natura, vita mondana, tutti temi centrali nella vita e nelle opere del D’Annunzio che descrive, con linguaggio aulico e autorevole, i limiti culturali e materiali della massa borghese a lui contemporanea.
Un personaggio che oggi definiremmo avanguardista, in riferimento ai suoi innumerevoli e poliedrici ruoli. Non soltanto a livello letterario e politico ma anche pubblicitario. Fusoliera e velivolo sono solo alcune delle espressioni da lui coniate. Così come è merito suo la scelta del nome di una nota marca di biscotti e quella di una famosa catena di magazzini tuttora esistenti.
In seguito, con l’ascesa di Mussolini e del Fascismo, D’Annunzio si ritirerà dalla vita culturale e politica del paese per passare gli ultimi anni presso la sua dimora, il Vittoriale, oggi museo monumento sul lago di Garda.
È stato certamente uno dei pochi intellettuali italiani capace di interpretare panopticamente le traiettorie, le tensioni e lo spirito, sovversivo e unificatore al tempo stesso, della sua contemporaneità.











