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Wired Digital Day: il tema del Machine Unlearning e la cultura della rimozione

Nei giorni scorsi si è tenuta a Lecce, presso il teatro Apollo, la quinta edizione del Wired Digital Day appuntamento durante il quale si è discusso di temi molto attuali: intelligenza artificiale, sfide digitali, futuro sostenibile, innovazione, paura dei robot, cybersicurezza, privacy, healthcare, logistica del futuro, droni e infine spazio.

Quando si parla di innovazione tecnologica e intelligenza artificiale, è facile l’associazione mentale  con una macchina o con un computer con il quale è possibile interagire chiedendo, quasi, qualunque cosa che verrà successivamente realizzata. Pensiamo per un momento a ChatGPT che utilizza algoritmi di apprendimento automatico per elaborare input e generare risposte coerenti e appropriate in linguaggio naturale. “Ogni tuo desiderio è un ordine”? Non proprio, non si tratta infatti della lampada di Aladino. E, ad ogni modo, è pure quest’ultimo, Aladino, a decidere attraverso il libero arbitrio cosa è giusto fare. Inoltre questi tipi di chatbot solitamente imparano da altri dati ma non possiedono i dati stessi.

Macchine dunque, ma anche server, datacenter e ancora cavi, lunghissimi cavi sotterranei e subacquei. Nulla a che vedere con quell’immagine soffice e aleatoria del “cloud” presente appunto nel nostro immaginario. Niente di leggero come una nuvola insomma se non il nostro smartphone o il nostro laptop. E ancora i dati, tanti dati, siete anche voi destinatari del classico messaggio di Google “il tuo spazio di archiviazione è esaurito”?

Benvenuti nel “club” della sovrabbondanza di informazioni definita anche infobesity o information overload.  Ma come risolvere questo problema?

Ecco allora la risposta, suggeritaci durante il Wired Digital Day proprio da Luciano Floridi professore di Filosofia ed Etica dell’Informazione presso l’Università di Oxford. Dopo anni di raccolta di dati e informazioni accumulate in lungo e in largo, siamo di fronte alla cosiddetta “delete culture”, la cultura della rimozione. Eliminiamo il superfluo dopo averlo accumulato in maniera seriale. Dai selfie sfocati agli screenshot del nostro schermo o di chat con amici. La questione tuttavia pone questioni etiche non di poco conto. Se cancellare una foto dai nostri dispositivi è cosa semplice, difficile è invece selezionare o cancellare dati sensibili. Soprattutto va compreso se i dati debbano essere resi non disponibili o inaccessibili. La questione etica è importante e, se nel corso dei secoli abbiamo trasmesso una serie di informazioni solo per via orale, con il passare dei secoli la questione di chi potesse utilizzare quei dati, comunicarli o renderli accessibili è diventata sempre più spinosa. Il limite tra cultura della rimozione e cultura della censura è molto labile.

Si inizia perciò a parlare anche di Machine Unlearning o di forme selettive di amnesia ovvero di allenare la macchina a “dimenticare” determinati dati. Un compromesso, certo, reso possibile da un algoritmo che potrebbe indicare la soluzione o la risposta omettendo dati rimossi su specifica richiesta (ad esempio dal Garante per la protezione dei Dati).

La questione è ancora dibattuta, la transizione tecnologica è in corso e certamente la sfida non è ancorarsi al passato ma prepararsi al futuro. Alle nuove tecnologie, ai nuovi posti di lavoro e ai nuovi progetti in maniera proattiva e propositiva. Fermare l’innovazione non è l’obiettivo, piuttosto fondamentale diventa la possibilità di dialogo, costruttivo, tra AI, intelligenza artificiale, e l’intelligenza umana.

Certamente una macchina riuscirà sempre a calcolare ed elaborare più velocemente di un essere umano. Ma è proprio per questo motivo che è stata creata, da un umano… Per rendere più veloci determinati processi. Sicuramente questi processi e questi dati dovranno essere analizzati in maniera seria e ponderata. Se è possibile sapere in pochi centesimi di secondi quante vittime ci sono state in tutto il mondo durante l’ultima ondata di Pandemia da Covid-19 è altrettanto utile spendere più di qualche centesimo di secondo analizzando e leggendo tali dati per estrapolare informazioni che potranno essere utilizzate in un secondo momento per prevenire che tali tragedie si ripetano con le stesse cifre. Ciò detto sarà poi nostra la responsabilità di determinate scelte, fatte in maniera neutra ed equilibrata con autorevolezza e competenza.

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