Dal Pnrr al Fsc a causa della praticamente impossibilità di arrivare al completamento del progetto di riqualificazione dell’impianto siderurgico di Taranto entro il 2026, termine ultimo per utilizzare i fondi del Pnrr erogati dall’Unione Europea. E dunque tra i progetti che rischiano di essere stralciati dal Pnrr, nell’ambito della revisione, c’è un investimento da un miliardo per la decarbonizzazione dell’ex Ilva.
Il progetto, affidato alla società pubblica Dri, rischia di non poter essere completato entro giugno 2026, e il suo finanziamento secondo alcune previsioni sul piano di revisione del Pnrr che è in fase di studio da parte del Governo, sarebbe spostato sul fondo di sviluppo e coesione, secondo quanto si apprende da fonti del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica che confermano quanto riportato nella giornata di ieri in anticipazione dal Sole 24 Ore.
Le risorse da un miliardo nell’ambito del Pnrr così liberate, sarebbero impiegate su altri progetti più facilmente raggiungibili.
Una decisione che tuttavia non è esente da critiche e polemiche.
Per tutti il commento del parlamentare pugliese del Pd Ubaldo Pagano: “E’ assolutamente intollerabile che si faccia marcia indietro sulla decarbonizzazione dell’ex Ilva. L’ipotesi di uno stralcio dal PNRR del miliardo di euro destinato all’impianto di produzione del preridotto, confermata dal MASE, è un segnale devastante che sta lanciando questo Governo. La destra sta smontando pezzo per pezzo ogni sforzo che abbiamo fatto per costruire nuove prospettive per l’acciaieria di Taranto, proprio a partire dai finanziamenti per lanciare l’ex Ilva verso una svolta green”.
“Rinunciare ai fondi PNRR – secondo Pagano – vuol dire con ogni probabilità gettare per sempre alle ortiche l’opportunità di decarbonizzare la produzione di acciaio a Taranto.”











