HomeCulturaL'attualità di George Orwell a 120 anni dalla sua nascita

L’attualità di George Orwell a 120 anni dalla sua nascita

Eric Blair, conosciuto dai più con il nome di George Orwell. Per molti, lo scrittore della Fattoria degli animali e di 1984, ma non solo. In un’intervista rilasciata alla BBC, emittente per la quale lavorò nel celebre ufficio numero 101 ripreso nel libro 1984, Orwell affermava di amare la cucina inglese, la birra inglese, il vino rosso francese, il vino bianco spagnolo, il tè indiano, il tabacco forte, il carbone, le candele e sedie comode. Ma la lista che più incuriosisce è certamente quella riguardante ciò che odiava: le grandi città, i rumori, le automobili, la radio, il cibo in scatola, il riscaldamento centralizzato e i mobili moderni.  In poche parole: un rifiuto nei confronti della modernità rea di essersi imposta sulla memoria attraverso un revisionismo della storia.
Vissuto tra il 1903 e il 1950 Orwell scrisse e pubblicò numerose opere criticando tirannia e privilegi del potere e ponendo al centro dei suoi racconti esperienze personali ed esistenziali di un paese oppresso e represso, un viaggio tra le classi altolocate e snob sino ad arrivare al sottoproletariato della società, quello delle mine e del carbone. “Quello che volevo di più era trasformare la scrittura politica in arte” e “il totalitarismo, se non combattuto, potrebbe arrivare ovunque”,  affermava Orwell più di mezzo secolo fa. Personalità visionaria e distopica di un’attualità ancora oggi disarmante.

Nelle sue opere traspare una visione panopticamente alienante del mondo: azioni e pensieri quotidiani della società vengono monitorati costantemente. Alla deriva invece valori come libertà, giustizia e cultura. In 1984 ad esempio  “la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza” ripetono gli schermi televisivi del Grande Fratello che tutto vede e tutto sa. Non esistono spazi privati o personali, tutto è reso pubblico e la macchina del controllo sociale agisce in modo da rendere inoffensivo e inutile qualunque tentativo di ribellione. Propaganda ideologica e pensiero totalitario forgiano in maniera massificata le menti del popolo distruggendo la memoria del passato e alterando inesorabilmente il pensiero del presente.

Orwell ha avuto modo di partecipare attivamente ad alcune campagne militari sia in India che in Spagna. Sebbene l’intervento inglese in Birmania sembrasse benevolo e necessario “nessun uomo nel profondo del suo cuore avrebbe ritenuto fosse giusto invadere un paese straniero e controllare la sua popolazione con la forza”. Ma a quel tempo Orwell lavorava per la polizia imperiale indiana e in qualche modo faceva parte anch’egli di quella “macchina del dispotismo” che intendeva denunciare.  Proprio per questo motivo non tardò la decisione di dimettersi avvenuta nel 1928. Una vita difficile quella di Orwell vissuta ai margini della società, a stretto contatto con gli ultimi per comprenderne a fondo pensieri e difficoltà.  Viaggiò in seguito a Parigi e a Londra, città importanti certo ma in cui visse senza un soldo, e di nuovo la Spagna, dove la classa operaia condusse una strenua guerra civile nei confronti di Franco e dei suoi ideali fascisti. Fu la prima volta ,ammise Orwell, “che vidi la classe lavoratrice, povera e mal vestita, combattere contro il potere e a favore del buonsenso”. Dopo quattro mesi al fronte Orwell ritornò a Barcellona trovandola completamente cambiata: dissipata ogni traccia rivoluzionaria, la città appariva nuovamente riempita dalla normale divisione della città tra ricchi e poveri.

In tutte le opere di Orwell si affaccia il tentativo di smascheramento della fede nella disuguaglianza umana e nelle campagne di disinformazione scatenate dai differenti mezzi di comunicazione.

Depauperamento della lingua e sua semplificazione, totale dissoluzione della memoria storica, massificazione del pensiero e dell’identità, mortificazione delle menti, distruzione del progresso, corruzione del linguaggio, dissenso verso il potere costituito sono tra i temi più frequenti. Un universo catastrofico e profetico quello raccontato da Orwell, che affascina ancor di più se lo si accomuna con l’attuale destino sociale. Un destino di conflitti continui e ripetuti, di incontri diplomatici organizzati durante guerre senza fine, di campagne pacifiche e d’odio in favore o contro qualcuno, di nuovi nemici che prendono il posto dei vecchi, di assi occidentali e assi orientali, di comunicati di cordoglio e di vicinanza alle famiglie, di tentativi di risolvere problemi acuendoli, di gap generazionali e di genere. Tutto cambia perché nulla cambi.

Una statua di Orwell con una sigaretta in mano, opera di Martin Jennigs, è esposta all’esterno della sede della BBC. Le parole che accompagnano la statua, tradotte in italiano, suonerebbero più o meno così: Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente quello che non vuole sentire.

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